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Posts Tagged ‘striscioni’

Qualche settimana, pubblicammo un post:  Buone notizie per i tifosi di tutta Italia: tornano striscioni e coreografie.

A quanto pare si tratta di una balla giornalistica clamorosa. Riportiamo quanto scritto sul sito dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive:

Chiarimento sugli striscioni

In relazione a difformi notizie apparse su alcuni organi di informazione locali si conferma la procedura di autorizzazione per gli striscioni ed il divieto di accesso per tutti i materiali già indicati precedentemente, in occasione delle gare dei campionati calcistici di serie A, B, lega pro (I e II Divisione), Tim Cup, Coppa Italia Lega Pro e delle competizioni internazionali, comprese le amichevoli, senza alcuna distinzione relativa alla capienza degli impianti, di cui alla determinazione nr. 14 del 8 marzo 2007

Anche l’Associazione Difesa Consumatori Sportivi ha precisato lo stato della trattativa con il Viminale.

“A seguito di una specifica richiesta avanzata dall’ Associazione Difesa Consumatori Sportivi nel corso di un incontro avvenuto nei giorni scorsi, il Dott. Ieva, Presidente dell’Osservatorio della Sicurezza Avvenimenti Sportivi del Ministero degli Interni ed il suo vice Dott. Masucci si sono dimostrati disponibili a ridiscutere la circolare che attualmente vieta ai tifosi l’introduzione di striscioni e tamburi all’interno degli stadi. L’incontro è stato considerato da tutte le parti soddisfacente per la disponibilità al confronto tra le diverse realtà – sia associative che istituzionali – rimarcando il ruolo strategico che può rivestire la stessa ADCS nel raccogliere le istanze del mondo del tifo.

A questo proposito la Presidente dell’Associazione Difesa Consumatori Sportivi Antonella Bellucci, ha inoltrato ieri, 25 novembre 2009, formale richiesta al Ministro Maroni e all’Osservatorio, affinchè gli intenti di dialogo e confronto tra le parti si traducano in una Circolare attuativa che recepisca le modifiche sopra indicate, in considerazione anche del responsabile comportamento tenuto dalle tifoserie giunte a Roma il 14 novembre scorso in occasione della Marcia di protesta nei confronti dell’introduzione della tessera del tifoso”


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La “tessera del tifoso” slitta a settembre. Torneranno, invece, negli stadi tamburi, striscioni e coreografie senza bisogno di fax preventivi: il materiale verrà controllato all’ingresso. La decisione è stata presa dall’Osservatorio dopo l’incontro con i vertici della Adcs (associazione difesa consumatori sportivi). Alla base del rinvio della discussa legge sull’ordine negli stadi varata dal governo ci sono alcune proposte di revisione relative al comma 9 che impone il divieto di sottoscrizione a chiunque sia stato sottoposto a Daspo o diffida, anche se ha già scontato la pena. Le novità sono state illustrate ieri nel Convegno per dibattere sull’introduzione della Tessera del Tifoso organizzato a Roma dall’Associazione Difesa Consumatori Sportivi.

Fonte: Leggo

Gli striscioni, i tamburi e le coreografie simbolo del modello italiano di tifo finalmente possono tornare all’interno degli stadi. Una splendida notizia per tutte le tifoserie d’Italia, segno che stiamo arrivando ad una normalizzazione.

Per quanto riguarda lo slittamento dell’introduzione della tessera del tifoso, è dovuto alla insostenibilità della richiesta del Ministro Maroni da parte delle società di calcio. La più che giusta revisione dell’art.9 ci fa invece sperare che l’Italia sia ancora un paese “normale”.

Sull’obbligatorietà della tessera vi rimandiamo ai  post che abbiamo già pubblicato in merito…ma ci sia concessa una battuta: se la tessera è, come dicono, strumento di fedelizzazione del tifoso (consumatore) che segua gli stessi criteri delle card dei distributori di benzina: se non ce l’hai il pieno te lo fanno lo stesso!

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Continuiamo a riportare articoli e post a testimonianza del clima di delirio collettivo che si sta vivendo negli stadi italiani.

Questa volta la storia arriva dalla città del Ministro Maroni: Varese. Anche questa volta parliamo di ottusa applicazione di leggi discutibili e mancanza di buon senso.

Ecco il resoconto della giornata.

L’Alfredo e’ un ragazzotto che in carrozzina che , da forse trent’anni o piu’ , segue il Varese tutte le domeniche in casa da bordo campo , sempre vicino alla panchina dei biancorossi , sempre li’.
L’Alfredo ne ha viste di tutti i colori , ha visto migliaia di giocatori e centinaia di partite.
L’Alfredo anche se non lo conosci di persona lo sai chi e’ , i tifosi sanno chi e’ , i giocatori sanno chi e’ , i giornalisti sanno chi e’ , anche i sassi del F.Ossola sanno chi e’ , cazzo !!! tutti sanno chi e’ e che significato ha vederlo tutte le sante domeniche li al suo posto , forse se mancasse una porta potremmo non accorgercene ma se manca l’Alfredo lo vedi subito.
L’Alfredo ha passato nei giorni scorsi momenti difficili che lo hanno portato per un po’ di tempo ad essere ricoverato in ospedale.
Oggi l’Alfredo e’ torneto al suo posto e i ragazzi della “CURVA NORD” gli hanno tributato cori e applausi ed anche uno striscione con scritto “bentornato alfredo”.
Ad un certo punto pero’ cosa succede ?

Succede che agli stewart viene ordinato di far rimuovere lo sctriscione.
NO FATEMI CAPIRE , CHE CAZZO STANNO FACENDO QUESTI ? MA CHI E’ QUELLO …………….(AGGIUNGETE QUELLO CHE VOLETE ) CHE HA ORDINATO STA COSA ?
Noi non lo sappiamo ma forse gli stewart vengono “guidati” dalla questura e dal questore che forse ci piace pensare , non sappia chi e’ l’ALFREDO e forse credeva che l’Alfredo fosse uno dei boss della sacra corona unita.
Lo sdegno nei distinti non ha fine , DOPO GLI OMBRELLI VIETATI E LE STAMPELLE TOLTE AGLI INVALIDI QUESTA E’ UN ALTRA BARZELLETTA FIRMATA QUESTURA.
La stessa questura che credeva di fare bella figura riaprendo la curva per cento persone e ghettizzarle e sbatterle di qua e di la a loro piacimento , oggi ha avuto una chiara risposta.
CURVA VUOTA !!!
Le magnifiche leggi per l’accesso “sicuro” allo stadio , hanno peremesso che oggi una ventina di tifosi campani si trovassero appiccicati agli ultras varesini perche’solo nei distinti e in tribuna ( nulla e’ successo perche’ non ci sono mai stati problemi con i ragazzi di Pagani , ma se fossero stai comaschi , monzesi , alessandrini , bustocchi , una parola di troppo e tutti sappiamo cosa potrebbe succedere con bambini e famiglie a dieci metri) potevano acquistare il biglietto mentre una intera curva sud rimane miseramente vuota e chiusa.
Infine (ho quasi finito…) il sig. questore nei giorni scorsi ha fatto una conferenza stampa dove elogiava il lavoro svolto a Varese dove , l’afflusso dei tifosi per Varese – Lumezzane era stato gestito totalmente dagli stewart.
Bravi potrebbero dire , ma senza sapere che : la curva sud era chiusa ai tifosi ospiti , la trasferta dunque vietata al tifo organizzato , e da Lumezzane storicamente non e’ mai venuto NESSUNO.
Non c’e’ che dire gran bel lavoro…..e mi verrebbe anche da mandargli un bel “VAFF…..O” , ma non lo faccio , con sta gente si sa mai che mi vengono ad arrestare.
Per la cronaca i gol di Buzzegoli , Tripoli , due Ebagua e Momente’ su rigore.

Fonte : Orgoglio Varesino

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di Antonello Napolitano – 28/09/2009 su Febbre a 90

C’era lo sciopero del tifo ieri allo Iacovone. L’intento era di protestare contro le nuove multe elevate nei confronti di alcuni ragazzi della curva nord. La loro colpa: aver esposto uno striscione con la scritta “Antonello vive”. Per chi non lo sapesse, Antonello era uno dei trascinatori della curva scomparso qualche anno fa. La legge è legge, e nessuno può obiettare che quei ragazzi l’abbiano violata. Tuttavia esiste il buon senso. Esiste anche una gamma di violazioni minori, che le autorità di polizia spesso tollerano: dai parcheggiatori abusivi alla guida senza casco o cintura. E’ evidente come il mancato rispetto di talune regole possa comportare un costo sociale ben più alto. Per quanto ci si possa sforzare, non riusciamo a capire quali conseguenze quello striscione avrebbe potuto causare alla collettività. Lo comprenderemmo se lo stesso avesse inneggiato alla violenza, al razzismo o all’intolleranza. Ma “Antonello vive” è solo un modo per ricordare una persona che non c’è più. Eppure a qualche ragazzo, l’aver voluto perseverare quel ricordo è costato 166,00 euro. Ieri è toccato ai pacifici ultras della Reggiana incappare nei rigori della legge. Improvvisamente, un fitto plotone di agenti del reparto mobile con in testa i caschi blù, ha fatto la sua apparizione nel settore ospiti per far rimuovere dei piccoli striscioni. Nessuno di questi recava frasi offensive o che inneggiassero all’odio. Per quasi tutta la gara è stato un continuo confronto tra le parti. Solerti funzionari hanno tallonato tutti coloro che reggessero una pezza per farli desistere dall’illegalità.

Immaginiamo che molti di loro saranno in seguito mutati o diffidati. Venti minuti dopo l’inizio della ripresa, i tifosi reggiani hanno abbandonato il settore loro riservato. Il gesto è stato dapprima salutato, con applausi e slogan, e poi imitato anche dagli ultras del Taranto.

Ma non è tutto.

In tribuna, altri agenti si sono preoccupati di far spostare da un gradone un disabile su sedia a rotella.

Meno male che più tardi il sindaco Stefano si è adoperato affinché tutti i disabili entrassero sul terreno di gioco. Ci sfugge la logica di tutto ciò. Perché non tollerare gli striscioni, visto che non recavano frasi offensive e non c’era stata nessuna manifestazione di violenza? Persino il presidente D’Addario ha affermato di essere stanco di taluni divieti e di questa “guerra” che contrappone gli ultras alla polizia. Non è stato rischioso far entrare un plotone di celerini in tenuta antisommossa? Non si era detto che la stessa presenza della polizia in qualche modo, per i più esagitati, potrebbe rappresentare un incitamento alla violenza? Ma il problema non è la polizia, che spesso non ha nemmeno i fondi per alimentare gli automezzi, ed il cui compito in fin dei conti è far rispettare la legge. Se poi all’interno, c’è qualcuno che ha deciso di dare sfogo al suo zelo, multando e diffidando chi issa innocui striscioni, per questi non possiamo che provare un sentimento di tristezza. Anche perché i reati gravi non sembrano diminuire. E se i furti e le rapine, secondo quanto rende noto il Viminale, calano è forse solo perché la gente è stanca di sporgere denunce che non avranno seguito. Ma non è contro la polizia, tra le cui fila c’è tanta gente seria e preparata, che vogliamo infierire. Il problema vero è la politica, di destra e di sinistra, che si ritrova unita nel promuovere una repressione a tutto campo il cui obiettivo sembra essere ben oltre la semplice eliminazione dei teppisti. Combattere la violenza negli stadi è, infatti, cosa ben diversa dal voler eliminare ogni forma di colore ed allegria al loro interno. Il sospetto è che si voglia allontanare sempre più la gente dagli stadi per favorire la diffusione delle pay-tv. Non permettere l’esposizione di striscioni di qualsiasi natura comincia a diventare un problema serio di democrazia. Lo striscione è uno strumento di libera espressione e, se non contiene incitamenti all’odio, la sua esposizione non deve essere vietata o soggetta ad alcuna autorizzazione. Questa legge va cambiata e subito. Non è un problema degli ultras, ma di tutti i cittadini che ancora hanno a cuore la libertà di pensiero. La maggior parte dei quali non si accompagna ad “escort” o tira coca.


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Ancora un’intervista, questa volta video, all’avvocato Lorenzo Contucci. La lucidità e la razionalità delle sue parole dimostrano l’imbarazzante incompetenza degli organi preposti alla prevenzione e repressione del fenomeno della violenza legata al calcio.

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Ultras, la battaglia degli striscioni

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Dal marzo del 2007 è vietato introdurre drappi negli stadi senza l’autorizzazione della Questura. Una misura contestata dal mondo delle curve perché danneggia la cultura popolare del tifo. Domenica i gruppi della gradinata sud della Sampdoria hanno organizzato un corteo in nome della libertà di pensiero.
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Domenica, a Genova, la partita dei tifosi sampdoriani è iniziata ben prima delle 15. Si sono radunati alle 12.30 davanti alla stazione di Brignole e da lì sono partiti in corteo fino allo stadio Luigi Ferraris. C’erano tutte le componenti della tifoseria blucerchiata: tutti i gruppi ultras della gradinata sud, Federclub, anziani, giovani, donne e bambini. In tutto 2500 persone (300 secondo la Questura) che, con cori, fumogeni, megafoni e striscioni hanno attraversato le strade del capoluogo ligure per chiedere di poter appendere il loro nome negli stadi: «Rivogliamo i nostri striscioni». Un problema, quello del divieto di accesso negli stadi di striscioni senza previa autorizzazione, che tocca tutti i tifosi italiani. Di qualunque fede calcistica. Dal più sfegatato che urla in gradinata al più pacato che segue la partita seduto nei distinti. «Questo divieto è inspiegabile – afferma Carlo, vecchio ultras doriano – si richiede un’autorizzazione per far entrare gli striscioni quando è sempre successo che la domenica mattina la polizia controllava tutti gli striscioni che venivano portati dentro lo stadio e sequestrava quelli ritenuti violenti od offensivi». Che poi la polizia non facesse bene il suo lavoro, facendo entrare svastiche e celtiche, è un altro discorso. I tifosi la vedono come una limitazione del loro diritto di esprimersi, ed è anche per questo che in mezzo al corteo di domenica capeggiavano degli stendardi con l’articolo 21 della Costituzione italiana: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». L’anno scorso uno striscione con queste parole del gruppo Ultras Tito Cucchiaroni fu bloccato all’ingresso dello stadio: non era stato chiesto il permesso.
Una limitazione assurda che, emanata dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive sull’onda emotiva della morte dell’ispettore Raciti, non ha altro effetto che minare la cultura popolare del tifo. Niente più tamburi, fumogeni, megafoni, striscioni, niente più coreografie se non preventivamente approvate. Tutti seduti a mangiare pop corn e vedere le ragazze pon pon che fanno i loro stacchetti, un po’ come avviene in America. E’ questo quello che temono i tifosi. Non solo gli ultras, come si cerca di far credere. «Oggi c’erano anche anziani e federclub in corteo – continua Carlo – non solo noi ultras, brutti, sporchi e cattivi. E’ un problema sentito da tutti, perché sono divieti assolutamente incomprensibili, che non mirano a limitare la violenza, obiettivo che personalmente condivido in pieno, ma a disgregare i gruppi di tifosi, annientando il loro modo di essere e il loro modo di tifare». Viene spontaneo chiedersi allora perché fare un corteo a distanza di più di un anno dall’emanazione di questa delibera del marzo 2007: «parlo a titolo personale – prosegue Carlo – ma credo che sia dovuto al fatto che pur avendo portato avanti con coerenza questa battaglia per una anno, non esponendo striscioni, rimanendo fuori dallo stadio per protesta e via dicendo, ci si è resi conto che ormai, a livello di tifoserie, si è rimasti quasi da soli a combattere questa battaglia. Per cui bisognava alzare la testa e un corteo colorato e partecipato è il modo migliore per farlo».
Sul rifiuto delle più anti-democratiche tra le norme anti-violenza, il fronte delle tifoserie italiane ha ceduto già da tempo. Si contano sulle dita di una mano quelle che si ostinano a non portare all’interno degli stadi i loro striscioni. Quasi tutte sono scese a compromessi con l’Osservatorio, presentando regolari richieste d’autorizzazione per far entrare i loro drappi. Da Firenze a Milano, da Torino a Roma, sono sempre di più gli striscioni che vengono esposti col nullaosta della Questura. Ogni striscione che viene appeso è un colpo alla battaglia, non solo ideologica, che altre tifoserie stanno portando avanti contro queste norme. Purtroppo riuscire ad arrivare ad un’unità di intenti tra le varie curve italiane è difficilissimo, troppe le differenze, troppa la politica che serpeggia sugli spalti, troppi di conseguenza gli interessi che vi sono dietro. Il rischio concreto è che chi si oppone rimanga sempre più isolato e che, per non rischiare di sparire, si debba accodare e cedere come gli altri. Ieri il ministro dell’interno Maroni ha ribadito che tutte le norme del pacchetto anti-violenza (dal divieto di trasferta a quello sugli striscioni) «continueranno fino al termine del campionato: sono severe ma funzionano, perché tornare indietro?». Chi ama il calcio e il tifo rumoroso, colorato e goliardico, può solo augurarsi che baluardi di resistenza come gli ultras doriani ma anche quelli di Lecce, Reggio Calabria, Bergamo e Parma, non si arrendano a chi li vuole muti e sprofondati in poltrona davanti alla pay-tv.

[Tomaso Clavarino su  il manifesto del 25 Novembre 2008]

Una manifestazione compatta alla ricerca di tempi e valori perduti.

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Qualcuno vorrebbe ancora liberarsi del “problema striscioni” definendolo un falso problema: quasi che quel falso problema fosse la proiezione di una speranza, la personificazione di un moto collettivo, destinato a sopravvivere in quella speranza ed in quel sogno. Ma a chi tenta questa operazione di rimozione poco importa sognare: ciò che urge è poter utilizzare una definizione limitativa per affermare in realtà che il “problema striscioni” è dissolto e che le tifoserie di oggi non hanno alcun problema a chiedere la maledetta autorizzazione…

Quindi anche il nostro sogno, per loro e per tutti, non è mai esistito e non potrà mai essere motivo di rivoluzione nelle tifoserie di tutta Italia. Altri, che appartengono ad un genere di persone poco dotate di fantasia e quindi incapaci di tollerare il dolore di una sconfitta, rovesciano sulla manifestazione della Tifoseria Sampdoriana di ieri la loro frustrazione: “poche centinaia che non avevano meglio da fare, con i problemi che attanagliano l’Italia di oggi…“. Altri ancora considerano il problema semplicemente strumentale e come tale lo squalificano invece di apprezzare il coraggio di 2.500 persone ancora innamorate semplicemente dei propri colori…

Non c’erano solo temibili Ultras, ma semplici Sampdoriani, famiglie con i loro bambini, anziani che ancora oggi si chiedono come mai non possono vedere esposti i vessilli che hanno visto per una vita. E, attenzione, le varie categorie di persone presenti al corteo organizzato dai Gruppi della Gradinata Sud perseguono scopi paralleli, ma anche divergenti: obiettivo dei Gruppi è cambiare totalmente i rapporti tra il modo di vedere oggi il Tifo ed una realtà dominata esclusivamente da imperativi economici, mentre lo scopo del semplice tifoso è legato ad un progetto più terra terra, rivedere i propri colori… Per i Gruppi la misura sta nel cambiamento delle coscienze di tutte le tifoserie, per il semplice tifoso sta invece nel ritorno ad una normalità che non è mai stata poi così terribile, come hanno voluto in troppi farci credere…

La manifestazione che da Piazza Verdi ha portato il corteo a snodarsi fino a Via del Piano è stata solo una presa di contatto personale di uomini e donne con una  comunanza di spirito, non certo una pericolosa sedizione per fomentare focolai di rivolta o per organizzare forme di lotta armata. La battaglia per gli striscioni nasce dall’essere Ultras ma alla lunga è destinata ad arrivare ad un momento in cui si dovrà scegliere se fare leva sulla coscienza o sui compromessi. In origine, potevano anche non essere linee in contrasto fra loro, ma in prospettiva diventano concorrenti. E, quando arriverà il momento di decidere, non si potrà certo solo ottenere che la decisione possa essere lasciata solo ai fatti.

I fatti che stanno dando torto a chi sta facendo una repressione che è tutt’altro che casuale… Rimarrà, comunque, agli atti un’eccezionale presenza alla manifestazione organizzata dai Gruppi della Sud, una presenza di uomini e donne al travaglio di un’epoca in cui la libertà di manifestare il proprio pensiero trova conforto nell’opportunità di contribuire ad una grande riforma della coscienza di cui, ormai, siamo, nel bene e nel male, unici portatori.

Il merito grande della Tifoseria Sampdoriana è stato quello di capire ed interpretare fino in fondo il rischio di vedere dispersi i valori di una cultura popolare nell’applicazione burocratica di leggi che altro non sono che un orrendo capestro.

Nell’ingenuo entusiasmo che traspariva domenica nei volti di giovani, vecchi e bambini in quell’urlo verso il cielo “Rivogliamo i nostri striscioni!” è stata impresa vana cercare di individuare secondi fini, perché ciò che si poteva percepire era solo una necessità di trasformazione, non guidata da forze cieche, ma una trasformazione per rapportarsi alla realtà in modo diverso da quello appreso acriticamente fino a questo punto di questa storia.

Perché ci troviamo a combattere con un mondo che determina tutta una serie di pregiudizi che rimangono al livello inconscio e si riflettono di conseguenza nell’atteggiamento di ognuno, ma noi semplicemente “Rivogliamo i nostri striscioni”, senza distruggere i divieti con la forza perché ciò distruggerebbe ogni libero sviluppo dell’intelligenza…

Perché questo è il succo del corteo di domenica: niente etichette, ma ragionamento, per riottenere una libertà che costituzionalmente dovrebbe, invece, essere garantita a qualsiasi tifoseria, non solo Sampdoriana. Soli, oramai? Forse, ma apripista di un ritorno alla normalità.

Solo una speranza, forse, ma un sogno, senza dubbio: Rivogliamo i Nostri Striscioni!

[Matteo Asquasciati su goal.com]

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“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione…”: questo l’incipit dell’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana. Forse molti l’hanno dimenticato o hanno voluto dimenticarlo, ma uno striscione degli Ultras Tito Cucchiaroni che recitava l’articolo in questione qualche tempo fa non venne fatto entrare allo stadio. Ma la battaglia, fortunatamente non è mai cessata.

Da quasi due anni, ormai, si susseguono in Italia ogni maledetta domenica episodi al limite del grottesco di divieto di libera espressione delle opinioni ed i fatti, purtroppo, hanno ampiamente dimostrato in questo tempo come le misure speciali adottate per legge siano risultate inefficaci nella lotta alla violenza, non andando a colpire eventuali aspetti delinquenziali, ma piuttosto tutte quelle iniziative che invece propagandano un calcio pulito, tutt’altro che discriminatorio, incivile o razzista.

Chi vive il calcio in generale e lo stadio in particolare come un momento di aggregazione e di passione, in questi ultimi mesi ha dovuto confrontarsi ad armi impari con misure vessatorie che, oltre a danneggiare lo spettacolo popolare dello sport, hanno evidenziato episodi allarmanti: dalla restrizione dei biglietti nominativi e con l’introduzione dei tornelli per fare ingresso nello stadio sono conseguite code chilometriche ai varchi che, come successo ieri a Genova, hanno costretto per diverso tempo bambini ed anziani sotto un diluvio universale, senza che a nessuno venisse in mente che forse era saggio – per motivi di salute pubblica, altro che ordine pubblico!!! – sveltire le operazioni di accesso all’impianto.

Piovono diffide per i motivi più assurdi e ridicoli: perché provi ad entrare in curva con le stampelle, è successo a Pisa (è successo per davvero, non sto scherzando…) o perché fai una coreografia con rotoli di carta igienica (sapete è maledettamente infiammabile…), ma i motivi sono i più disparati e la lista sarebbe interminabile… La cosa più grave resta la discrezionalità con cui viene applicata di città in città la delibera sugli striscioni dell’ONMS, datata 8 marzo 2007… Da qualche parte chiudono uno, a volte due occhi, da altre parti restano severissimi.

Ma non è questo il punto: il punto era, è e sarà che questa delibera è un assurdo affronto alle regole più elementari della civile convivenza in una democrazia moderna, perché l’Osservatorio è un anno e mezzo che va avanti a forzature che non fermano la violenza, ma danneggiano la parte più sana del tifo, quella popolare. Senza striscioni, senza punti di riferimento per i cori (ma cosa ha di così offensivo un megafono, boh…), senza goliardia ed ironia, senza le coreografie per le partite più importanti… Eravamo invidiati in tutta Europa per tutte queste cose, una delle poche cose che all’estero continuavano ad invidiare all’Italia… L’assurdo affronto alle regole più elementari della civile convivenza in una democrazia moderna ha semplicemente privato migliaia di italiani della libera capacità di espressione attraverso creatività, colore ed energie positive… In una parola, l’Aggregazione culturale e popolare attraverso un gioco, il calcio, che purtroppo da molto, troppo tempo non è più tale.

Tempo fa in molte tifoserie si rifiutarono di seguire la procedura, attraverso fax ed autorizzazioni, e fra queste una delle più attive è sempre stata quella Sampdoriana. Che oggi, forse, in questa battaglia è rimasta sola, o quasi… La maggior parte delle tifoserie ha ceduto, pensando più al proprio orticello che alla battaglia comune contro la vessazione ed il calpestio di un diritto fondamentale. E gli striscioni sono magicamente ricomparsi quasi dappertutto. A Genova, no. Eppure, ieri, a Marassi è accaduta una cosa storica: gli striscioni c’erano, eccome se c’erano, ma appesi a cartelloni pubblicitari, muretti e muri dei palazzi fuori dallo stadio. Ed un comunicato firmato da tutte, ma proprio tutte, comprese le organizzazioni riconosciute, le componenti della Tifoseria Sampdoriana che si è ricompattata dopo anni per continuare a combattere questa battaglia di giustizia.
Nessuna componente esporrà i suoi striscioni sino a quando questa vessazione non finirà. Un caso unico in Italia e che dovrebbe far riflettere molti.

Mi ha colpito un vecchietto che mi ha abbordato in mezzo alla strada qualche tempo prima della partita, mentre una festa Ultras stava aggregando decine e decine di persona armata di lasagne e di buon vino: “Tu sei degli Ultras?”, mi ha detto a bruciapelo. “No, ma sono loro Amico”, ho risposto. “Perché siete rimasti gli unici a non esporre gli striscioni? Abbiamo i colori più belli del mondo e non li possiamo esporre, mentre tutti gli altri se ne fregano. Lottate contro i mulini a vento…”. Non so come mi sia uscita la risposta, ma è venuta fuori così: “Perché chiediamo di poter esprimere, attraverso gli strumenti di tifo, i nostri pensieri senza offendere nessuno, perché crediamo che se, invece, di andare nelle scuole ad insegnare che Ultras è veleno, potessimo spiegare quello che facciamo ci sarebbero meno ragazzi sbandati in giro e finalmente arriverebbe la giusta rivalutazione del tifo popolare nel nostro Paese”.

Non so se sono riuscito a convincere il vecchietto delle mie ragioni, non so se scrivendo riuscirò mai a convincere qualcuno delle Nostre ragioni, ma sono certo del fatto che i Sampdoriani in questa battaglia non si ritireranno mai. E, forse, un giorno riusciranno pure a vincerla…

Matteo Asquasciati

http://www.goal.com/it/Articolo.aspx?ContenutoId=876497

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