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Posts Tagged ‘spaccarotella’

(ASCA) – Firenze, 1 dic – Luigi Spaccarotella, l’agente di polizia imputato per l’omicidio di Gabriele Sandri, e’ stato condannato a 9 anni e quattro mesi di reclusione dalla Corte di Appello di Firenze per omicidio volontario.

A leggere la sentenza e’ stato il presidente Emilio Gironi, dopo circa 3 ore di camera di consiglio.

In primo grado Spaccarotella era stato condannato a sei anni per omicidio colposo.

Il Pg Aldo Giubilaro, questa mattina, aveva chiesto la condanna a 14 anni per omicidio volontario.

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Un tribunale greco ha condannato all’ergastolo Epaminondas Korkoneas, il poliziotto delle Guardie Speciali che nel dicembre 2008 uccise con un colpo di pistola lo studente 15enne Alexandros Grigoropoulos nel quartiere Exarchia di Atene. L’omicidio aveva acceso scatenato una serie di sommosse violente in tutta la Grecia, proseguite per circa un mese, anche a causa del sentimento antigovernativo di molte persone in un momento di grave crisi economica del paese. Il compagno di Korkoneas, il poliziotto Vassilios Saraliotis, dovrà scontare dieci anni di prigione per complicità. Il processo è durato nove mesi, durante i quali è stato spostato da Atene alla piccola città di Amfissa per scoraggiare gli attacchi dei gruppi anarchici che minacciavano di uccidere i due poliziotti. La sentenza è stata decisa da una maggioranza di quattro giudici sui sette che componevano la commissione. Korkoneas e il suo avvocato hanno sempre sostenuto che gli spari fossero solo avvertimenti e che il ragazzo fosse stato colpito da un proiettile di rimbalzo, contraddicendo la versione di diversi testimoni che raccontavano come il poliziotto gli avesse sparato intenzionalmente. Subito dopo l’omicidio, le autorità si erano difese affermando che l’omicidio fosse scaturito da uno scontro nato dal gruppo di ragazzi con cui si trovava Grigoropoulos. Nei giorni seguenti, un video aveva però dimostrato come i ragazzi non stessero in alcun modo attaccando la polizia. Il mese successivo all’omicidio è stato uno dei più violenti degli ultimi anni in Grecia, quello che l’inviato di BBC Malcolm Brabant definisce “il più buio capitolo della recenta storia greca”. Ad Atene e Thessaloniki, la seconda città della nazione, decine di automobili e di negozi sono stati distrutti, e centinaia di uomini d’affari sono stati presi di mira da gruppi anarchici e non. Dopo i primi tre giorni di scontri, il rettore dell’università di Atene si è dimesso a seguito di ripetuti attacchi all’edificio. L’episodio ha fatto partire proteste ed eventi commemorativi in tutte le principali città europee.

fonte: Il Post.it

Inutile negare che sono tante le analogie con il caso Sandri: la favola del proiettile rimbalzato e perfino le menzogne  delle autorità nei momenti immediatamente successivi all’omicidio.

La differenza sta invece nella sentenza giunta dal tribunale greco, ben diversa da quella scarurita dal processo a Spaccarotella.

Tra un mese ricorrerà il terzo anniversario dell’assassinio Sandri. Tre anni sono passati, Gabriele aspetta giustizia!

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L’articolo che segue, del 26 luglio 2009, è stato tratto dal sito internet de “Il Tempo”.

Omicidio Sandri, il padre: “Ora sappiamo chi lo ha ucciso”

Giorgio Sandri chiede di fare luce sulla vita privata dell’agente condannato per l’omicidio di Gabbo.

L’ex marito della moglie di Spaccarotella: “Voleva sparare anche a me”.

Giorgio Sandri chiede di fare luce sulla vita privata dell’agente condannato per l’omicidio di Gabbo. L’ex marito della moglie di Spaccarotella: “Voleva sparare anche a me”. Parla Mattia Lattanzi, 32 anni, padre della piccola N., una delle due bambine della moglie di Spaccarotella, l’agente che ha ucciso Gabbo. Lattanzi in un’intervista a “Visto” dice: “Ho preferito il silenzio finora ma adesso è giusto che tutti sappiano che quell’uomo ha minacciato spesso di ammazzare me e mia madre. In privato mi ha minacciato di spararmi. Sono preoccupato per mia figlia: non è al sicuro”. Pronta la replica di Giorgio Sandri. Che cosa ha provato nel leggere l’intervista a Mattia Lattanzi su Spaccarotella? «Orrore, sono rimasto letteralmente terrorizzato. Esce fuori la doppia personalità di quell’individuo, che per tutto il processo non ha fatto altro che dire bugie, mentire spudoratamente. In meno di 2 anni ha raccontato 5 diverse versioni sulla dinamica dello sparo che ha tolto la vita a mio figlio. Ha sempre cercato di confondere le idee, di depistare, per passare lui come una vittima….» Quale sarebbe la doppia personalità dello Spaccarotella? «Quella che emerge da questo spaccato della sua vita privata. Nessuno prima d’ora ci aveva parlato di come è nella quotidianità l’omicida di Gabriele. Lattanzi lo dipinge come una specie di mitomane, un esaltato dalla pistola facile, una specie di Rambo che sa di essere impunito, diverso da come ad arte si è presentato in pubblico e nelle interviste preconfezionate che ha rilasciato per camuffarsi». Cioè? «Uno che minaccia dicendo: “Ti faccio fuori, vengo con la pistola e ti ammazzo te e tua madre. Ti ammazzo, sono un poliziotto e tu un criminale: ti posso sparare“. Ecco, da oggi c’è quest’agghiacciante testimonianza sul suo modo di essere, su come ragiona e pensa l’individuo che ha sparato in pieno giorno sull’Autostrada del Sole contro una macchina in movimento uccidendo il mio Gabriele». Non ha pensato che l’intervista possa essere mossa dal livore di un padre ferito. «Certamente. Però dobbiamo tenere anche in considerazione che Lattanzi ha fatto delle dichiarazioni fortissime, per certi versi se vogliamo addirittura verosimili con l’azione criminale che hanno raccontato alla Corte d’Assise di Arezzo i testimoni oculari dello sparo dell’11 Novembre 2007. Credo invece che Lattanzi abbia trovato il coraggio di dire quello che forse ad Arezzo altri sanno ma non dicono per timore». In che senso? «Chi può impugnare braccia parallele all’asfalto la propria arma d’ordinanza, a gambe divaricate, puntare un auto per 10 secondi e sparare come fosse al poligono di tiro? Chi se non un esaltato? Il signor Lattanzi parla di un soggetto pericolosissimo, di uno che minaccia di uccidere il prossimo perché consapevole di avere dalla sua la pistola. Allora mi chiedo: perché l’omicida non è stato sottoposto a test psico-attitudinali? La pistola è uno strumento di morte non può essere data a chiunque». Allora perchè Lattanzi non ha denunciato le minacce di Spaccarotella? «Lo lascia intendere nell’intervista. Probabilmente perché ha paura. Lattanzi fornisce un secondo elemento inquietante. Un suo amico, agente della Polizia, parlandogli dell’omicida di Gabriele, gli ha riferito: “Se ami tua figlia, stai lontano da quello: è un esaltato. Uno di quelli che crede di far tutto con la pistola”». Eppure ad Arezzo è stata promossa un’azione a sostegno di Spaccarotella. «Forse perché in questa triste vicenda in molti hanno creduto che sul banco degli imputati ci fosse l’intero corpo della Polizia. Lo abbiamo sempre detto: questo è un processo contro un singolo individuo che si è macchiato di un orribile delitto. Non c’entra la Polizia di Stato come non c’entra il calcio, le curve o il tifo». Adesso che cosa si sente di dire? «Mi rivolgo ai mezzi di comunicazione di massa. Ora dico: basta parlare di cose che non c’entrano con la vicenda di mio figlio! Noi ricorreremo in Appello, nel caso poi anche in Cassazione. Spaccarotella non lo mollo. Però si faccia finalmente giornalismo d’inchiesta. I giornalisti si mettano sulle tracce di quanti conoscono o hanno conosciuto l’assassino di mio figlio e raccontino una volta per tutte chi è veramente. La nostra famiglia è stata passata a setaccio. Di noi tutti sanno tutto. Di lui no».

fonte: www.boysparma1977.it

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“Una versione  abborracciata  e inverosimile che arriva al parossismo. Un tentativo maldestro che lo affossa definitivamente!”

Sono le parole del pm Giuseppe Ledda, che definisce in questo modo le versioni fornite dall’agente Luigi Spaccarotella, in merito all’omicidio di Gabriele Sandri. Ed aggiunge che:

“Solo un folle avrebbe potuto correre con il cane armato e il dito sul grilletto. Si sarebbe sparato addosso. Quando si è fermato, l’agente ha di nuovo messo il dito sul grilletto”

Ledda arriva addirittura a mimare il gesto omicida compiuto dall’imputato e tira fuori una pistola in aula! E’  una Beretta, come quella in dotazione a Spaccarotella la mattina dell’11 novembre 2007. Tende il braccio e dice:

“Un braccio era teso! Non ha rilevanza se l’altra mano fosse sull’arma, o sul polso. Se no, a cosa serviva questa mano sinistra? Cos’era un saluto romano? Un saluto generico? Ma via. sono scenari ridicoli”

La richiesta di pena è di 14 anni di reclusione. L’avvocato Bagattini difensore di Luigi Spaccarotella, parla di  “governo maldestro dell’arma in dotazione. Vi sono elementi cospicui e seri per entrare nel ragionevole dubbio che la traiettoria è stata così ampiamente deviata e quindi non c’è la volontarietà” .

Il legale ha cercato di avvalersi della tesi della deviazione del proiettile contestando le perizie di parete civile opponendo il lavoro degli altri periti.

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«Ho provato a fare un gesto come per farli fermare, il gesto istintivo di alzare il braccio o tutti e due, non ricordo. Mi sono reso conto che il colpo è partito quando ho sentito il rumore». Lo ha detto il poliziotto Luigi Spaccarotella stamani durante l’udienza in Corte d’Assise ad Arezzo per il processo che lo vede imputato di omicidio volontario per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri. Prima che parlasse l’agente, uno dei difensori, Francesco Molino, ha detto che avrebbe fatto solo dichiarazioni spontanee. Quando Spaccarotella ha iniziato a parlare, il padre e la madre di Gabriele sono usciti dall’aula. L’agente ha quindi spiegato di non saper precisare se quando il colpo è partito era a fine corsa o se si era già fermato. «Ho visto l’auto partire – ha aggiunto Spaccarotella – e ho pensato: è andata bene. Non mi sarei mai aspettato nella vita di causare la morte di nessuno». L’agente ha più volte ribadito: «Non c’era la volontà di provocare la morte. Non mi aspettavo succedesse niente di tutto questo».
Ricostruendo le fasi dello sparo che uccise Sandri, Spaccarotella ha detto: «Sono arrivato affannato, anche per l’asma che mi perseguita da quando avevo 16 anni. Erano momenti concitati: lo stress, la corsa, l’asma». A quel punto una persona dal pubblico ha urlato: «Dicci la verità». La voce è stata zittita dal presidente della Corte d’Assise Mauro Bilancetti. Spaccarotella ha quindi continuato dicendo: «Non è stata una cosa volontaria, non volevo uccidere nessuno». Poi, riferendosi da quanto dichiarato dai suoi colleghi che nelle scorse udienze hanno detto che lui disse loro di aver sparato il colpo in aria, Spaccarotella ha spiegato: «Intendevo che non era rivolto contro niente e nessuno». Prima di raccontare la fase cruciale dello sparo, l’agente ha detto che aveva notato una zuffa dall’altra parte dell’ autostrada, di aver sparato un primo colpo in aria perchè lo scontro non cessava nonostante la sirena accesa, di aver visto spranghe e di aver pensato che fosse qualcosa di più grave di una zuffa e di aver quindi inseguito parallelamente il gruppo di giovani che poi sono saliti in auto partendo.

DANIELA SANDRI: “SBAGLIATO NON INTERROGARE L’AGENTE” «Sono rimasta sconcertata a non sentirlo interrogare. Se fosse onesto direbbe: ‘Ho sbagliato, pagò». Così Daniela Sandri, madre di Gabriele, il tifoso ucciso l’11 novembre 2007 ad Arezzo, ha commentato la decisione dei legali del poliziotto Luigi Spaccarotella di fargli rilasciare solo dichiarazioni spontanee, evitando così il controesame in aula. «Poteva rispondere – ha aggiunto Daniela Sandri – si doveva difendere, non mi sembra un uomo. Ho sentito dichiarazioni nelle quali si è contraddetto». Per il padre di Gabriele, Giorgio, Spaccarotella «ha voluto evitare di dire per l’ennesima volta delle bugie. Se io fossi innocente vorrei affrontare il tribunale per far capire che quello di cui sono accusato non è vero. Invece lui ha parlato di bronchite asmatica e stress, come se con questo fosse possibile difendersi». Uno dei difensori dell’agente, Federico Bagattini, ha spiegato ai giornalisti che quella delle dichiarazioni spontanee è stata una scelta dei difensori «sulla base di una valutazione sia umana, sia tecnica. Umana perchè Spaccarotella è una persona di grandissima fragilità emotiva, quindi, probabilmente non avrebbe retto il controesame. Tecnica, perchè secondo noi il processo ha offerto spunti positivi per la difesa e non ci sembrava che fosse necessario destabilizzarlo, sottoponendo l’imputato al controesame».

IL PUBBLICO GRIDA: “ASSASSINO” Al termine dell’udienza di stamani in Corte d’Assise d’Appello ad Arezzo, dopo che l’imputato Luigi Spaccarotella, accusato dell’omicidio di Gabriele Sandri, aveva rilasciato dichiarazioni spontanee, chiusa l’udienza, prima che l’agente lasciasse il suo banco, dal pubblico qualcuno gli ha urlato: «Vergognati, verme, assassino». Anche durante l’esposizione dell’agente, una persona del pubblico aveva gridato: «Dicci la verità», ma era stata subito zittita dal presidente della Corte Mauro Bilancetti, che qualche minuto prima aveva invitato ad uscire una persona che stava mostrando una foto di Gabriele Sandri. Prima delle dichiarazioni spontanee dell’agente, avevano parlato due colleghi di Spaccarotella e poi il medico legale di parte civile, Costantino Cialella. Quest’ultimo aveva spiegato che analizzando i fori di ingresso del proiettile nel collo di Gabriele Sandri e il foro del vetro, oltre alla velocità con cui viaggiava lo sparo, si deduceva che prima di raggiungere Sandri il colpo aveva impattato solo contro il vetro dell’auto e la catenina che Gabriele portava al collo, escludendo di fatto la deviazione della rete dell’autostrada. Davanti al tribunale sono stati appoggiati in terra tre striscioni con scritto: «Bronchite asmatica + stress = il vostro certificato per uccidere. Vergognatevi».

fonte: Leggo online


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Inizia oggi il processo per l’omicidio di Gabriele Sandri, per la prima volta la famiglia del giovane tifoso laziale potrà guardare il volto dell’assassino : Luigi Spaccarotella, l’agente di polizia accusato di omicidio volontario. Giunge però una notizia di agenzia che dice :

(AGI) – Arezzo, 20 mar. – Su richiesta dei difensori, l’agente Luigi Spaccarotella e’ presente in tribunale ad Arezzo ma non e’ ancora in Aula. Entrera’ solo a telecamere spente. Teme ancora ritorsioni da parte della tifoseria laziale. Un gruppo di tifosi e’ infatti presente in aula per assistere al processo che vede Spaccarotella imputato per omicidio volontario per aver sparato il colpo che l’11 novembre del 2007, nell’autogrill di Badia al Pino, in provincia di Arezzo, ha colpito uccidendolo a morte il tifoso laziale Gabriele Sandri.

Ma che ha fatto? S’è chiuso in bagno?

Nei commenti gli aggiornamenti

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ROMA (12 marzo) – «Un malaugurato incidente». L’agente di polizia Luigi Spaccarotella, accusato di omicidio volontario per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, per la prima volta si è presentato ai giornalisti per rispondere alle loro domande nello studio del suo avvocato ad Arezzo. Durante l’incontro Spaccarotella ha tenuto per mano la moglie e si è visibilmente commosso in più occasioni. «Dai mass media – ha detto – mi sento già condannato, ma aspetto l’esito del processo». «Ho sparato per sedare una rissa». «Evidentemente tutti i tentativi che sono stati fatti per far smettere quello che stava succedendo sono stati vani» ha detto Spaccarotella a chi gli chiedeva perché abbia estratto la pistola. Al Tg1 ha detto che è stato «un malaugurato incidente». Spaccarotella riferendosi ad alcuni sassi e ad un coltello che furono sequestrati nell’area di servizio, ha detto: «Avete visto quello che hanno trovato, non sto qui a raccontare favole». Ma perché invece di prendere la pistola non ha preso una penna per il numero di targa? «Perché la penna non era certo capace di fermare delle persone che se le stavano dando di santa ragione», dice Spaccarotella, dicendo poi che la macchina sulla quale viaggiavano i tifosi «non si stava allontanando». Se tornasse indietro cosa rifarebbe? «Non rifarei quello che ha causato tutto questo». «Il colpo non fu volontario». L’agente ha poi sottolineato che quel giorno quando partì il colpo il suo gesto non fu volontario, ma si trattò di uno sparo partito accidentalmente. Sospeso dal lavoro. Poi, parlando del fatto che è stato sospeso dal lavoro: «All’inizio me lo aspettavo, alla fine l’avrei capito, ora sembra che sia un atto dovuto. Comunque è una scelta del Ministero, io sono un poliziotto e l’accetto». Spaccarotella ha anche detto di avere «ottimi rapporti con i colleghi. Con quelli che erano con me quel giorno – ha aggiunto – non è che ci possa essere tutto questo rapporto». Cordoglio ai familiari. Al giornalista che gli chiedeva se volesse chiedere perdono alla famiglia Sandri, l’agente ha risposto: «Sì, anche se so che non saprei cosa dire. Loro hanno perso un figlio, è stata sicuramente una cosa da me non voluta. Non saprei cosa dirgli». Spaccarotella ha detto che il giorno del funerale di Gabriele provò a far avere alla famiglia Sandri un messaggio di cordoglio: «Ho scritto una lettera al cardinale Tarciso Bertone, segretario di Stato Vaticano». Parlando del messaggio, Spaccarotella ha detto: «È un gesto che ho fatto. Non so quale sia stato il motivo che ha impedito al mio messaggio di cordoglio di arrivare ai Sandri. Non so che dire». Paura degli ultras. «Che abbia paura di ritorsioni mi sembra più che logico – ha detto – Sono una persona normalissima: sono un poliziotto che ha famiglia e più che per me ho paura per loro». «Che gli ultras siano quello che sono – ha risposto Spaccarotella – non c’è bisogno che lo venga a dire io. Lo sapete meglio di me». Quindi, Spaccarotella ha ribadito di aver dei timori riguardo agli ultras. «Per il resto sono tranquillo e fiducioso». «Quel giorno mi sentii male». «So che quel giorno mi sono sentito male per quello che è accaduto. È una cosa che non mi sarei mai aspettato nella mia carriera, che non avrei mai voluto che succedesse». Riguardo il super testimone che lo avrebbe visto sparare e su cui si basa la ricostruzione dell’accusa Spaccarotella ha detto: «Onestamente parlando, il mio racconto e il suo non sono molto differenti». Secondo la versione fornita da Spaccarotella, il colpo sarebbe partito per sbaglio mentre correva impugnando la pistola. Fratello Sandri: parole stucchevoli. «Sono dichiarazioni stucchevoli, rimango esterrefatto». Così Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, ha commentato le dichiarazioni dell’agente. «Ad un anno e quattro mesi di tempo, nel corso dei quali non si è fatto mai vivo, si presenta in televisione quando è a ridosso delle udienze processuali e questo denota la statura del personaggio – ha aggiunto Cristiano Sandri – A noi non è giunto alcun suo messaggio, la sua è una captatio benevolentiae, una strategia difensiva. Noi saremo al processo e sono sicuro che saranno accertate tutte le responsabilità senza nessuna reticenza». Secondo la tesi della difesa, Spaccarotella avrebbe estratto la pistola sparando un colpo in aria vedendo che dall’altra parte dell’Autostrada era scoppiata una rissa, e non riuscendo a sedarla con il solo utilizzo delle sirene e di un colpo sparato in aria. La pallottola che raggiunse Sandri, sempre secondo la difesa, sarebbe sfuggita a Spaccarotella mentre correva lungo la corsia autostradale.

Fonte : il Messaggero

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