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Quello tra Parma e Sampdoria è uno dei gemellaggi più saldi e datati del panorama ultras italiano. 25 anni di fraterna amicizia ma, nell’epoca della tessera del tifoso, succede anche che qualcuno definisca la partita tra emiliani e blucerchiati un match a rischio. Da questa assurdità è scaturito il divieto di accesso al Tardini per i residenti in Liguria.

I doriani pagano evidentemente per le civili critiche espresse in comunicati e\o striscioni, nei confronti di tessera, casms e ministro Maroni. Critiche che si sono inasprite ulteriormente dopo la vicenda di Italia-Serbia e che hanno avuto il culmine con la coreografia sarcastica esposta in occasione di Sampdoria-Fiorentina.

Tornando alla partita di ieri sera ci affidiamo ai Boys Parma per un  resoconto:

L’amicizia oltre il divieto. La nostra serata…

Non abbiamo ancora letto niente, non ci siamo ancora fatti la nostra “rassegna stampa”, ma già immaginiamo notizie e commenti, ci son bastate quelle uscite subito ieri in serata.

La più fantasiosa parlava di scontri, di “ultras sampdoriani infiltrati che avrebbero provato a sfondare in Curva Nord poiché sprovvisti di biglietto”. Ma di cosa ci stupiamo? La serata era stata impostata a tavolino così: divieti, militarizzazione dello stadio, rinforzi da Bologna, media, condanne. Tutto già visto, tutto già scritto.

Ultras di Parma e Samp, insieme, fuori dal Tardini

E dire che di scontri non ce ne sono stati, se non qualche manganellata regalata da qualche plotone (guidati direttamente dal Questore Gallo) all’ingresso, manganellate a gente normale, alle spalle, a ragazze. Anche qui: niente di nuovo.

Gli Ultras Sampdoriani ai cancelli della Nord non sono mai arrivati, nonostante 200 e passa biglietti di Nord in mano, forse, visto che molta gente ha portato come avevamo proposto anche i colori blucerchiati, qualcuno sarà caduto dalla nuvole. Si, diciamo così. Ma inevitabilmente se a cinque minuti dall’inizio, in una partita infrasettimanale quando la gente lavora e arriva all’ultimo, i controlli sono lenti, i cancelli vengono chiusi ogni 5 persone, e gli steward fanno gli arroganti, ecco, inevitabilmente la tensione si viene a creare. Ma se escludiamo qualche “tira e molla”, anche qui, non è successo nulla di grave.

Siamo entrati e abbiamo avuto subito una brutta sorpresa: un bagno seriamente danneggiato in Nord. Brutta sorpresa perché sapevamo e sappiamo già che verremo accusati noi, i Boys, sempre e comunque, di aver rotto i bagni. Anche se non è vero, anche se lo riteniamo un gesto inutile, inutile vandalismo fine a se stesso, la colpa dev’essere sempre dell’Ultras. E così sia, nei secoli dei secoli…

Siamo entrati solo ed esclusivamente per esporre gli striscioni che avevamo preparato, per poi uscire e raggiungere gli Ultras del Doria, i quali nonostante muniti di 200 biglietti in Nord (per questo i giorni prima avevamo deciso di entrare) hanno deciso, dopo minacce di arresto e botte da parte delle Forze dell’Ordine, di evitare tensioni a Parma, rimanendo in un bar in zona.

Abbiamo esposto uno striscione per ricordare il Como (“Il tuo saluto un onore, il tuo rispetto un esempio, ciao Como vecchio leone”), uno per Gabriele Sandri (“11/11/07-11/11/10 Gli Ultras non dimenticano, Gabriele vive”) nel terzo anniversario della sua morte, e uno per il Ministro Maroni, ponendo interrogativi sull’inutile scelta di vietare una partita dove le tifoserie sono gemellate da 20 anni: “Maroni si guardi nella coscienza, distingua l’amicizia dalla violenza!”.

Dopodiché abbiamo spiegato le nostre ragioni e senza obbligare nessuno siamo usciti dal Tardini, in 200 circa, per unirci a più numerosi tifosi e Ultras della Samp. Insieme abbiamo improvvisato un corteo intorno allo stadio, pacifico, evitando alcuna tensione ma solamente scandendo i nostri slogan, tutti dietro lo striscione firmato UTC: “11-11-2007 Per non dimenticare, Gabriele Sandri vive”.

Finita la partita siamo rimasti qualche minuto ancora davanti allo stadio, prima di banchettare e brindare tutti insieme: da amici!

La decisione di vietare la trasferta è sicuramente stata presa dall’alto, per ripicca, vendetta, abbiamo già spiegato i motivi, ma il rappresentante dello Stato a Parma, cioè il Prefetto Viana ha avuto l’ultima parola.

La decisione del Prefetto di Parma

Visto che di questo Stato noi siamo cittadini, sarebbe gradito che allora il Prefetto ci spiegasse, dettagliatamente, quali erano le “possibili criticità per la tenuta dell’ordine pubblico” fra due tifoserie gemellate da 20 anni. Siamo pazienti, aspettiamo una risposta.

Concludiamo ringraziando chi ci ha seguito fuori e chi ha portato i colori del Doria in Nord. A malincuore non abbiamo potuto sostenere la squadra, tornata alla vittoria, lo faremo a Bari, ma per noi l’amicizia è più forte di qualsiasi divieto.

Dalla parte del tifo,

BOYS PARMA 1977

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Non è il caso di andare per il sottile. Questa volta il tono polemico e spesso ironico dei nostri post, fa spazio all’indignazione ed alla rabbia! Spiegateci voi, signori del calcio, quando è il caso di fermare il circo del pallone, moralisti e ipocriti sempre pronti a puntare il dito contro chi vi dà da mangiare.

Sabato 23 maggio, Eugenio tifoso del Vicenza, 19 anni cade dagli spalti del Tardini di Parma. E’ in gravi condizioni, i tifosi berici chiedono con chiari gesti la sospensione della partita, quelli del Parma fanno lo stesso. Tra parmigiani e vicentini c’erano stati anche lievi scontri prima della partita, adesso di fronte a questa tragedia le tifoserie sono unite. Lo speaker annuncia che non c’è nulla da fare, Eugenio non è morto, the show must go on…In serata il cuore del giovane vicentino molla, Eugenio muore, la festa promozione del Parma annullata.

Verona 24 maggio, al Bentegodi  il Chievo ospita il Bologna. Quella rossoblu non è certo una tifoseria razzista, Bologna è una delle città più accoglienti d’Italia eppure qualcuno ulula ad ogni tocco di palla di Luciano, brasiliano di colore del Chievo. L’arbitro Farina minaccia la sospensione della gara, l’avvertimento ai felsinei viene scandito anche in questo caso dallo speaker.

Stiamo parlando dello stesso sport, della stessa federazione eppure Parma e Verona sembrano due pianeti distanti anni luce. Una tragedia sugli spalti non ferma il calcio, un coro, per quanto becero e condannabile sì! Falsi, ipocriti!

Vogliamo esprimere tutto il nostro personale dolore per la scomparsa di Eugenio, alla sua famiglia ed alla curva del Vicenza le più sentite condoglianze!

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Lo diciamo da sempre: non sono leggi speciali e repressione cieca l’antidoto. Il buon senso è la componente essenziale all’insorgere di situazioni problematiche nell’orbita del pianeta calcio. Un plauso va alla questura di Padova che, vista la richiesta ingente di biglietti proveniente da Parma per la partita col Cittadella, ha disposto la messa in vendita di oltra 4000 tagliandi da destinare alla tifoseria crociata, a fronte dei mille abitualmente concessi alle tifoserie ospiti allo stadio Pier Cesare Tombolato. Decisiva la buona volontà di entrambe le società, che hanno chiesto alla questura la possibilità di adottare simile provvedimento, per garantire a tutti i tifosi emiliani di assistere al possibile ritorno dei giallo blu in serie A.

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Anomalie e contraddizioni. Il calcio moderno non sembra poterne fare a meno, soprattutto in materia di tifo. E a Parma ne sappiamo qualcosa dato che negli ultimi anni è successo un po’ di tutto, compresa la tragica morte di Matteo Bagnaresi. Divieti di trasferta, tessere del tifoso, tornelli, steward, biglietti nominali, striscioni censurati, diffide e telecamere a circuito chiuso. La lista dei provvedimenti anti-violenza è lunga e articolata, ma i risultati non sono eccellenti, perchè malgrado la dimunizone degli scontri tra tifoserie e forze dell’ordine, il malessere continua ad essere vivo e soprattutto gli stadi italiani assomigliano a delle gabbie di massima sicurezza. Brutture di un calcio che preferisce la linea della repressione a quella del dialogo, diementicando colpevolmente che al centro di tutto ci sono i tifosi. Perchè il calcio è dei tifosi e delle loro tradizioni. Giusto punire chi trasgredisce alle regole, ma sarebbe giusto premiare anche chi coltiva la cultura del tifo sano e genuino; quello da tramandare ai bambini e alle loro famiglie. E allora proviamo a spedire al Casms. il comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive, l’ennesima cartolina da Parma, sperando che oltre ai divieti e alle punizione (giuste o sbagliate che siano), una volta tanto ci sia spazio anche per i premi e i riconoscimenti. Sì, perchè l’iniziativa promossa da Settore Crociato che andrà in scena domani nella curva Nord dello stadio Tardini non deve passare inosservata: “Una bandiera per amica” quinta edizione. Di cosa si tratta? Ingresso gratuito per i bambini accompagnati da un genitore, la maglia crociata in regalo (offerta dallo sponsor Erreà) e un animatore provvederà a truccare i visi dei bambini di giallo e blu. «Lo scopo della proposta – spiega Settore Crociato – è di contribuire ad alimentare, nelle nuove generazioni, il senso di appartenenza alla squadra di pallone che rappresenta la nostra città e a riportare le famiglie nel settore più popolare dello stadio, la curva, facendo crescere e arricchendo una sana e spontanea cultura del tifo». A tutto questo bisogna aggiungere che gli under 14 grazie al Parma Fc, possono entrare gratuitamente allo stadio, se accompagnati da un adulto pagante (o abbonato). Inoltre mercoledì è stato stipulato un accordo tra Comune e Parma Fc che permette a tutti i dipendenti comunali di accedere allo stadio a solo 1 euro. Scusate se è poco. La passione dei tifosi non ha limiti. Una passione tutta gialloblù che parte dalla curva Nord e si espande in tutto lo stadio. Una spinta non indifferente per tornare in serie A. Quelli del Casms dovrebbero pensarci a lungo e capire che il dialogo e la valorizzazione di queste idee sono l’unica strada percorribile per trasformare gli stadi da gabbie in luoghi di divertimento per ogni età.

FONTE : Lungoparma su UltrasBlog

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Dopo i bergamaschi a Genova, i tifosi del Parma a Modena.

I Boys Parma che avevano già emesso un duro comunicato contro il divieto di trasferta a Modena completano la protesta recandosi in mattinata al Braglia, appendendo davanti al settore ospiti, lo striscione: “No al calcio senza tifosi“.

Anche i giocatori crociati coinvolti nella protesta, sono stati infatti invitati ad indossare una maglietta riportante lo stesso slogan dello striscione.

Lucarelli con la maglietta confezionata dai Boys

Lucarelli con la maglietta confezionata dai Boys

Quello dei Boys Parma è l’esempio di come dimostrare, in maniera civile, la disapprovazione nei confronti di chi sempre più spesso pone limiti alle libertà personali dei cittadini.

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Riportiamo integralmente il duro comunicato dei Boys Parma 1977 contro l’ennesimo divieto imposto dalle autorità (in)competenti in materia di  ordine pubblico.

“Il Prefetto di Modena, nell’ordinanza attuativa, ha stabilito che i biglietti siano venduti ai soli residenti nella provincia di Modena. Ancora una volta i diritti dei tifosi sono stati calpestati; così come accadde ai modenesi all’andata, e così come accade a tante tifoserie ogni settimana. E sempre: ingiustamente. Perché non c’è giustizia nell’impedire l’esercizio delle libertà fondamentali. Perché nessuno, mai e in nessun caso, può essere privato di ciò che gli spetta. Non chiediamo quindi giustizia solo per noi, la chiediamo per tutti: per tutti gli ultras, per tutti i tifosi, e per tutte le tifoserie d’Italia. E la chiediamo senza ambiguità, senza tentennamenti, senza ammiccamenti al potere. L’ordine pubblico non può essere garantito sospendendo i diritti fondamentali delle persone.
Dopo le inique leggi speciali, dopo la schedatura preventiva con i biglietti nominali, dopo le diffide, i tornelli, le telecamere, il giallo esercito degli steward e (addirittura) le scandalose norme anti-tifo: si chiudono stadi; settori di stadi; fino a selezionare gli accessi praticando una discriminazione su base territoriale. E tutto questo, ormai, è la regola. Così, quand’è possibile, si impediscono le trasferte. Una politica che piace agli amanti della repressione e a chi, da essa, punta a trarne un vantaggio economico. Perché impedendo le trasferte si consolida una tendenza, per cui le partite fuori casa si guardano alla tv (a pagamento). Un modo irragionevole di gestire l’ordine pubblico o una strategia di mercato? Forse entrambi.
Il successo del calcio italiano è nel suo essere (tradizionalmente) uno sport per tifosi. E’ stata la passione dei tifosi ad elevarlo a fenomeno popolare. Perché la squadra (per noi) non è solo 11 calciatori, ma una bandiera, una terra, una storia, una tradizione. E’ la nostra piccola nazione, quella che sentiamo veramente nostra, quella che veramente ci rappresenta. Parole che possono suonare ridicole a chi non è ultras o tifoso, e che immaginiamo incomprensibili per il Comitato (Casms) e l’Osservatorio, per i politicanti, e per chi vive il calcio solo per denaro. Speculazione e repressione sono le loro parole d’ordine. Ma così facendo uccidono la passione, precludendo qualsiasi futuro a questo universo (che gestiscono ma non conoscono, e tanto meno amano). Gli stadi vuoti dimostrano le loro colpe.
Il derby è l’apice della passione per tutta la tifoseria. E’ la sfida con i rivali storici, quelli che ti sono vicini ma a cui sei contrapposto nel modo più radicale. E’ sfottò che durano da sempre, incontri e scontri che hanno fatto la storia, che hanno inorgoglito una comunità o l’hanno fatta bruciare di rabbia. E’ racconti e avventure, burle, gioie immense e voglia di riscatto. E’ ricordi di gioventù (per qualcuno) e voglia di misurarsi con un mito (per qualcun altro). Per noi è anche parmigianità. Perché il sentimento che ci contrappone ai nostri rivali nasce dalla nostra tradizione e dalla nostra storia (bella o brutta che sia). Ebbene: qualcuno sta uccidendo tutto questo.
Stanno annullando i derby. Ma solo quelli tra squadre di diverse città. Quelli tra compagini dello stesso comune si giocano regolarmente, senza particolari limitazioni. In tali casi, essendo la maggior parte dei tifosi residenti sullo stesso territorio, l’unica alternativa sarebbe di giocare a porte chiuse o di riservare l’ingresso ai soli abbonati di casa. Ma nessuno si sogna di far giocare Inter-Milan, Roma-Lazio, Sampdoria-Genoa e Lazio-Roma (guarda caso: tutti derby di Serie A) con tali limitazioni. I fattori di rischio non sono certi minori, ma evidentemente ci sono derby che devono essere aperti a tutti e altri che possono non essere aperti a tutti. Se la giustizia è cieca, Casms, Osservatorio e Lega Calcio sembrano vederci benissimo. Ma non vedono lontano. Questa disparità di trattamenti, del tutto slegata dalle problematiche di ordine pubblico, dimostra la pretestuosità dei loro discorsi.
Oggi, per “ordine pubblico”, ci chiudono il settore ospiti e ci precludono l’accesso allo stadio. Domani, per prevenire gli incidenti stradali, ci vieteranno di circolare con mezzi a motore? Domani, per prevenire le risse in discoteca, ci vieteranno di andare a ballare?
Il Parma sabato giocherà contro il Modena e noi non potremo sostenerlo. Inutile, quindi, parlare di tifo. Perché il tifo si fa allo stadio e noi, al Braglia, non potremo entrare.
Siamo arrabbiati. Come immaginiamo lo siano tutti coloro che avrebbero voluto seguire i crociati; come lo sono stati, lo sono e lo saranno tutti quei tifosi (come noi) costretti a subire queste ingiustizie.
Invitiamo tutti i tifosi di Parma a farsi sentire, e a protestare nelle sedi opportune. Quando si subisce un torto senza reagire è quasi certo che se ne subiranno di ulteriori.
Rivogliamo le nostre emozioni, rivogliamo i nostri diritti, rivogliamo i nostri derby.

Boys Parma 1977″

I Boys Parma a Modena nel 2003/04

I Boys Parma a Modena nel 2003/04


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