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Domenica mattina. Radiogiornale, lo sport: “Genoa-Milan a porte chiuse…”

Come? Ma quando l’hanno deciso? Stanotte?

Sì! Il Prefetto di Genova ha deciso, sabato notte, di chiudere il Ferraris. Sarà forse stato svegliato da un sogno premonitore di incidenti tra le tifoserie? Chi può dirlo? Fatto sta che la decisione è presa.

A meno che non si voglia credere che il prefetto sia stato davvero illuminato in sogno, facciamo un passo indietro. Quella tra le  tifoserie di Genoa e Milan, infatti, è più di una rivalità sportiva. Quindici anni fa Vincenzo Claudio Spagnolo, tifoso genoano, veniva ammazzato fuori dallo stadio di Marassi da un ultrà milanista.

Per anni Genoa e Milan hanno militato in categorie diverse e più recentemente in occasione degli incontri tra le due squadre, le trasferte sono state sistematicamente vietate. Le tifoserie si sarebbero quindi ritrovate di fronte dopo diverso tempo…Da qui l’apprensione per l’ordine pubblico.

Ma non si poteva chiudere solo il settore ospiti anche sta volta? No!

Questa volta era diverso. Dopo gli incidenti nel derby di Roma, per una strana legge del contrappasso, il Casms aveva premiato tutte le tifoserie d’Italia annullando le restrizioni, previste e prevedibili, fino a fine campionato. Tra le partite che avrebbero goduto di questa sorta di condono vi erano gare a rischio come Livorno-Lazio, Napoli-Atalanta e appunto Genoa-Milan.

In quest’ultimo caso c’è però un’ulteriore complicazione che potremmo definire politica: il Milan ha già adottato la tessera del tifoso.

I tifosi del Milan, per lo meno i possessori della suddetta card , devono poter assistere alla partita del Ferraris; ne va di mezzo la credibilità del progetto che renderà obbligatoria la tessera dalla prossima stagione.

Altro che premonizioni: a Genova c’è da perdere il sonno. Si resta in attesa nella speranza che da Roma giunga un dietrofront. Invece nulla! Il clima si fa pesante e le tifoserie continuano a minacciarsi vicendevolmente sul web ma il Ministero dell’Interno è irremovibile.

Nel frattempo il comune di Genova spende circa centomila euro per la rimozione  dei cassonetti dall’area circostante lo stadio. La questura si dice pronta ad impiegare mille uomini in assetto antisommossa!

Tutto è pronto ma nella tarda serata di sabato arriva la notizia:  il Prefetto di Genova ha preso in mano la situazione adottando l’unico provvedimento concessogli dal ruolo: il Ferraris si chiude! I centomila euro per la rimozione dei cassonetti: buttati!

Morale della favola: ci sono partite che non si sa come gestirle e se il Casms fa un regalino di fine stagione sono dolori. Ci sono partite per le quali l’introduzione della tessera del tifoso non sarà una soluzione, anzi! Ma questo non si può dire, meglio far passare per insonne un prefetto…

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di FULVIO BIANCHI

“Gli stadi senza polizia”: questo il sogno delcapo della polizia, Antonio Manganelli. Ora il sogno, finalmente, si avvera. Con l’esperimento di Empoli, che gioca quest’anno in serie B. Nello stadio ci sono infatti soltanto gli steward e i responsabili del Gos, gruppo operativo sicurezza. Prima di arrivare a questo test, il questore di Firenze, Francesco Tagliente, ex capo dell’Osservatorio, ci ha però lavorato a lungo. L’iniziativa è stata presentata oggi ad Empoli, in occasione della gara casalinga col Frosinone. Per sei incontri consecutivi in questa stagione- uno dei quali “attenzionato” (cioè segnalato) dall’Osservatorio nazionale (Empoli-Salernitana)- la sicurezza allo stadio Castellani è stata gestita solo con i componenti del Gos e gli stewards, sotto la supervisione del dirigente e di tre operatori della ‘squadra stadio’ del commissariato empolese.

In occasione delle gare, i contingenti della polizia e dei carabinieri, abitualmente in servizio nelle aree di pertinenza dello stadio, sono stati impiegati infatti “in attività di controllo del territorio in ambito cittadino, pur in stato di allerta per la gestione di eventuali criticità emergenti”, come è stato spiegato nel comunicato della questura di Firenze. E questo è stato un successo importante, proprio quello che voleva Manganelli e si auguravano in tanti: recuperare poliziotti per le esigenze dei cittadini e non mandare più migliaia di agenti negli stadi. Un primato di cui sinora c’era da non essere orgogliosi. “I contingenti delle forze dell’ordine sono dunque rimasti a distanza dallo stadio-spiega ancora il comunicato della questura fiorentina- anche in occasione di accese animosità da parte dei tifosi, come accaduto lo scorso 7 marzo dopo la gara con la Salernitana, conclusasi con la contestazione della squadra campana da parte dei suoi sostenitori, prima dagli spalti e poi in prossimità della zona di accesso agli spogliatoi. L’intervento dei componenti della “squadra stadio” (della Digos, ndr), supportati da un gruppo di stewards, si è rivelato sufficiente a evitare che la situazione degenerasse”. Momenti di tensione superati anche durante Empoli-Sassuolo (21 marzo) “quando un capo tifoso della squadra ospite, seguito da altri sostenitori, ha superato il blocco degli stewards, dirigendosi verso il settore dei sostenitori locali”. L’intervento degli stessi stewards e del dirigente del commissariato hanno riportato la calma e al termine della gara il capo tifoso è stato fermato e sottoposto a Daspo”. Come visto si può fare, si possono avere stadi senza poliziotti: si inizia da uno stadio impianto, ma ora-si spera-si tenterà anche in altre realtà.

Augurandoci che, come ad Empoli, i club di calcio collaborino con la polizia: Tagliente ci è riuscito, come è riuscito a Firenze a stabilire un rapporto con i tifosi del club viola. In altre città, ce ne rendiamo conto, non è per niente facile: ma questa è la strada da seguire. Con coraggio e anche con fermezza. I club per la verità non collaborano molto col Viminale. Basta pensare che sinora soltanto due società, il Milan e l’Inter, hanno adottato la tessera del tifoso: che farà il prossimo anno il ministro Roberto Maroni? Proibirà davvero le trasferte a chi non avrà la preziosa tesserina? Gli ultrà, per ora, non ne vogliono sapere e i club si muovono con estrema lentezza, più a parole che coi fatti. Da risolvere anche il nodo delle trasferte: troppe restano proibite. Da risolvere anche il problema (antico) del San Paolo: a Napoli ci sono stati incidenti durante e dopo la gara col Milan, causati anche da circa 300 tifosi milanisti e non solo dai napoletani. Non un ultrà è stato scoperto e punito. Niente di niente: speriamo che adesso che è cambiato il questore, si possa tornare alla normalità. Intanto, applaudiamo l’esperimento di Empoli, con la speranza che trovi altre città in grado di copiarlo.

Fonte : La Repubblica

Una notizia che fa ben sperare, ci sembra presto però per cantare vittoria. L’autore dell’articolo sbaglia quando parla della tessera del tifoso, vista come la soluzione ad ogni problema. I club non collaborano, perchè sono pazzi o perchè la tessera del tifoso è dannosa oltre che inutile? Nell’articolo poi si omette che i milanisti al San Paolo erano tutti provvisti di tessera. Non è una carta magnetica che può garantire la sicurezza negli stadi!

Lo stadio Castellani di Empoli

Lo stadio Castellani di Empoli

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Roma, 25 mar. – (Adnkronos) – Settore ospiti chiuso in occasione di Roma-Bologna e Sampdoria-Napoli, partite di serie A in programma il 5 aprile e considerate a rischio. Lo ha deciso il Casms, Comitato di Analisi per la Sicurezza sulle Manifestazioni Sportive, nella riunione di questa mattina. Per le partite in questione sara’ consentito l’accesso al settore ospiti ad alcune categorie di spettatori quali le famiglie, i ragazzi delle scuole, le associazioni di anziani. In apertura dei lavori il Comitato si e’ soffermato sui fatti avvenuti nel corso dell’incontro Napoli-Milan di domenica scorsa. Nel corso della riunione si e’ preso atto di quanto espresso dall’Osservatorio, che ieri ha definito “fatti gravi” quelli accaduti al San Paolo. Al tempo stesso l’organo collegiale ha ribadito “l’estrema importanza del programma tessera del tifoso che, in presenza delle doverose attivita’ di gestione e di controllo, consentira’ ai tifosi di vivere la partita in maniera gioiosa e sportiva”.

Dunque i tifosi del Milan, che nonostante la tessera si sono resi protagonisti di episodi di violenza e vandalismo, sono stati malgestiti? Oppure non è stata controllata l’emissione della Tessera? Ma perchè non dicono la verità? Serve una schedatura di tutti i frequentatori degli stadi italiani e sarà fatta passare per un’operazione di fedelizzazione del tifoso. Il tutto verrà condito da una buona dose di sponsor. Nel caso della card Cuore Rossonero, funge anche da carta di credito prepagata (…)!

Ci sia consentita la battuta : sbagliare è umano, perseverare è…diabolico!

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“Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé.”

La frase è di Nick Hornby, in “Febbre a 90°” ci raccontò la sua storia d’amore con l’Arsenal. Sono tanti gli scrittori che si sono cimentati nel raccontare la propria relazione col calcio, a questi dobbiamo aggiungere il collettivo Lobanowski – tre ragazzi di Foggia che nel loro “Juve o Milan? Meglio il Foggia” raccontano trent’anni di storia del club dauno.

“Nell’aprile del 2001, Dennis Tito, miliardario californiano, è volato verso la luna realizzando così il suo sogno: essere il primo turista spaziale della storia dell’umanità. Noi sulla luna ci siamo andati dozzine di volte prima di lui: quando Bresciani bucò Peruzzi e spezzò le ginocchia alla Juventus. Quando Barone fece passare quel pallone più in alto della barriera, in quella primavera trapanese del 1989. Finanche quando Matrone e Di Michele espugnarono il “San Nicola”.
La nostra Soyuz è sempre stata il Foggia.
Noi sulla luna ci siamo già stati.
E ci torneremo. Questo è certo.

Dall’odore acre dei lacrimogeni di Foggia-Varese al catenaccio irriducibile di Pino Caramanno, in quella C1 che sembrava una B2. Dalle speranze di Pippo Marchioro alle scope Pippo nella notte della promozione in B. Dall’Argentina ‘78 alla Real Cosmos. Dai lampi zemaniani alla saggezza di “zio” Tarcisio Burgnich. Fino al sinistro di Rivaldo al “Partenio”. Racconti d’epoca sulla passione per il rito del calcio e l’amore, più o meno clandestino, per una maglia: quella rossonera. E sull’importanza di non cedere all’evidenza.
Personalissime storie di calcio privato in cui molti si rivedranno, loro malgrado.

Viste le premesse siamo sicuri che il libro possa piacere a chi come noi ha tanta nostalgia per quel pallone di cui ci si è innamorati da bambini e che ora è tanto cambiato. Pubblichiamo volentieri uno dei racconti, per usare le parole degli autori un trailer del libro

Meglio di noi?
(Foggia-Juventus 2-1, stagione 1992/93)
di Lobanowski 2

I cugini erano venuti perché c’era aria di grande sfida. Perché la suggestione di Zeman aveva coinvolto anche loro, maestosa e svettante proprio nel momento di massima difficoltà, quando – come nel Gattopardo – tutto era cambiato per far si che nulla cambiasse. E quel nulla era il mito del mister.
Sulla strada consigliai a Carmine, l’irpino: “Senti che tifo, oggi”. Fece spallucce, fintamente disinteressato alla questione. Lo stadio era colmo, strabiliante. Il campo pesante. L’aria plumbea. In curva Sud si stava come l’equipaggio di una nave da crociera su un catamarano. Le squadre si fronteggiavano alla pari. La Juve non mordeva, anche se sembrava costantemente sul punto di colpire. Il Foggia giocava bene, ma era lontano dalla porta. La Sud incitava, lo stadio ripeteva i cori, la bolgia era – a tratti – impressionante. Nel secondo tempo il Foggia cominciò a caricare a testa bassa. Una triangolazione De Vincenzo-Biagioni liberò, di sponda, Pierpaolo Bresciani al limite dell’area. Fece tre passi in diagonale, verso il palo destro della porta bianconera.
Quando Bresciani si trovò dinanzi a Peruzzi ebbi il tempo di pensare che, da quella posizione, raramente di sbaglia, che forse era fatta, che si poteva segnare un gol alla Juventus, ricacciare in gola ai tanti gobbi che conoscevo anni di sudditanza psicologica, esplodere come non mi era mai capitato. Tutto questo pensai, con la velocità di un cervello cosciente, prima di ritrovarmi sommerso dall’abbraccio di cinquemila sconosciuti e dal boato di ventimila e passa individui che urlavano al cielo la loro assoluta incredulità. L’attimo eterno. La palla si era insaccata, di prepotenza, sotto la traversa. Il delirio era totale, la durata dell’esultanza, dell’urlo, della festa, quantificabile in minuti piuttosto che in secondi. Quando riemergemmo a vedere il verde del campo, le squadre avevano già ripreso a darsele di santa ragione. Ma la sensazione di frastuono prevalente era meravigliosa. Una botta di vita. Una clamorosa rivincita. Poi De Vicenzo, ancora lui, intuì magicamente un corridoio immaginario nella difesa juventina, ancora sul fronte sinistro dell’attacco. Piazzò un lungolinea rasoterra, calibrato a dovere, col contagiri, per Mandelli, che si trovò di nuovo solo. La colpì sotto, con un docile pallonetto.
La palla scavalcò lentamente il portiere in uscita disperata e cominciò a rotolare verso la porta.
Mi addossai al tizio che stava seduto al gradino di sotto, per vedere meglio, come per affacciarmi ad un balcone, nell’attimo esatto in cui il tizio sopra di me faceva altrettanto. Una curva intera s’affacciò così dagli spalti, come a risucchiare il pallone nella rete. Pensai che non era possibile, che non era vero, che non stavo vivendo un momento simile. Invece la palla s’insaccò candidamente. E tutto tornò a ripetersi, nel più completo angelicato putiferio.
Lo stadio intero era un catino di voci che diventavano cori per legge di natura.
Quando la Juve realizzò il suo rigore, e Ravanelli si fermò sotto il settore ad agitare il pugnetto in direzione dei tifosi bianconeri, il boato di gioia dei gobbi risultò – al confronto col resto – una patetica ola da scolaresca elementare in gita ai trulli di Alberobello (o alle ceramiche di Grottaglie). Lo stadio intero li zittì con un boato e a me parve di sentire, in quell’intonazione, in quel silenzio postumo, tutta la vergogna di quella situazione paradossale: foggiani innamorati della squadra che vince sempre, sconfitti a Foggia da una squadra di ragazzini. Duplice, triplice vergogna. Tante soddisfazioni attendevano quella gente, aldiquà e aldilà dei confini, in Rai e in Pay tv. Ma quel giorno già rappresentava un buco nero nella storia. Lo “Zaccheria” incitò, in crescendo, la squadra fino al novantesimo. Dopo qualcuno pianse. Ognuno abbracciava il vicino di posto e chiunque incrociasse lo sguardo. La gioia era incontenibile. Grande prova collettiva, grande vittoria, grande curva.
A casa, senza voce, chiesi a Carmine: “Hai sentito che tifo?”.
E quello rispose: “Meglio i salernitani”.
Ma vaffanculo.

www.meglioilfoggia.it

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Napoli-Milan decisamente gara a rischio. L’Osservatorio consiglia, il Casms decide. Ma il Milan non è una società come le altre, è da sempre il club più all’avanguardia, in tutto. La società rossonera infatti ha già provveduto ad emettere la Tessera del Tifoso ( Cuore Rossonero). Il Casms che caldeggia l’adozione di simile iniziativa per tutti i club, con l’avallo degli organi calcistici, ovviamente non può tirarsi indietro e autorizza la vendita dei biglietti per Napoli-Milan ai tifosi rossoneri possessori della tessera.Un test importante in vista dell’adozione obbligatoria della suddetta tessera da parte delle società italiane.

Com’è andata dunque al San Paolo? Nella sezione Napoli di  Tutto Mercato Web leggiamo :

…I tifosi del Milan che si sono recati al San Paolo scortati dalla polizia e che sono entrati nello stadio solo dopo alcuni minuti dopo il fischio d’inizio hanno sfondato alcuni vetri di auto parcheggiate in Via Marconi dove i vigili urbani lì hanno accompgnati verso i varchi d’accesso…

e ancora

…i supporters rossoneri fanno il loro ingresso in un San Paolo stracolmo, esattamente quando la partita è iniziata da cinque minuti. Striscioni, bandiere, ma non solo. Appena entrati infatti, iniziano a lanciare una serie di razzi all’indirizzo della parte confinante della Curva A, che risponde subito pan per focaccia, iniziando una sorta di competizione con i “colleghi” rossoneri. La rete metallica posta a protezione del settore ospite, protegge a dovere i milanisti, che guardano la partita praticamente sotto un lancio continuo di bengala provenienti dal settore dove sono presenti i tifosi azzurri…

Fortunatamente

…i tifosi milanisti presenti al San Paolo erano la parte virtuosa della tifoseria rossonera…

A quanto pare l’esperimento è fallito. Ma pur volendo pensare che sia possibile dotare di tessera solo tifosi non violenti, cosa succederà quando questi incontreranno qualche testa calda della tifoseria opposta? Tireranno fuori la tessera?

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La trappola della Tessera del tifoso
Analisi di teoria e pratica sulla tessera “Cuore rossonero” dell’A.C. Milan
24 gennaio 2009

Cosa è:
* È lo strumento che ti consente l’ingresso allo stadio.
A partire dalla stagione 2008/2009, infatti, Cuore Rossonero sostituirà la tessera di abbonamento e sarà il supporto su cui caricare i biglietti delle singole partite. Andrà a sostituire nel tempo il biglietto cartaceo.
* È un attestato di fedeltà del tifoso
Per la prima volta grazie a questo strumento sarà possibile premiare la tua passione attraverso l’attribuzione di un punteggio. I Punti Stella – questo il nome dei punti assegnati – ti permetteranno di accedere a una speciale classifica che diventerà strumento per premiare i tifosi più fedeli. In base al numero di Punti Stella accumulati sulla Carta, infatti i titolari di Cuore Rossonero potranno godere di speciali facilitazioni nell’acquisto di biglietti per particolari partite.
* E’ anche una carta prepagata
Cuore Rossonero, in quanto carta bancaria potrà essere utilizzata anche come una qualsiasi prepagata ricaricabile. In futuro ti consentirà di acquistare biglietti e tessere attraverso gli sportelli bancomat e/o su internet.
* È uno strumento di Loyalty (fidelizzazione)
Tramite l’utilizzo di Cuore Rossonero in esercizi commerciali convenzionati potrai accumulare speciali Punti Milan per vincere fantastici premi e indimenticabili giornate all’insegna dei colori rossoneri o in compagnia dei tuoi campioni. Sono inoltre in fase di studio e predisposizione alcune iniziative per accrescere sempre di più la fidelizzazione dei nostri sostenitori.

Chi non la potrebbe avere, secondo il sito ufficiale del Milan:

L’abbonamento non sarà emesso a:
– soggetti che sono sottoposti a provvedimenti di cui all’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401 (cosidetto DASPO),
– soggetti che siano stati condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive.

Nel corso della stagione sportiva o dopo il rilascio della Carta, inoltre, le tessere intestate a (o utilizzate da) persone che risultassero destinatarie dei provvedimenti sopra indicati, saranno invalidate e inserite in apposita black list. Si ricorda inoltre che, in conseguenza dell’inserimento in black list, la Carta Cuore Rossonero sarà revocata: diverrà quindi inutilizzabile con conseguente risoluzione di ogni rapporto contrattuale ad essa connesso e saranno azzerati i Punti fedeltà fino a quel momento accumulati.

Come viene rilasciata

* È rilasciata dalla Società sportiva previo nulla osta della Questura competente che comunica l’eventuale presenza di motivi ostativi (Daspo in corso e condanne per reati da stadio negli ultimi 5 anni).

Cosa sta invece accadendo:

Dal sito del Milan si apprende che chi ha una diffida in corso non può avere la tessera “cuore rossonero”.
Anche il Dott. Massucci (O.N.M.S.), in una intervista a “Il Romanista” di qualche tempo fa (vedi aggiornamenti del 13 dicembre 2008), disse che “Per i Daspo, invece, parliamo solo di quelli in atto. Non di quelli scontati”.
La cosa sarebbe del tutto ovvia, visto che il diffidato non può entrare allo stadio e una misura del genere aumenterebbe la sicurezza in ordina alla non frequenatzione dello stadio da parte del diffidato.
Tuttavia a Milano non sta accadendo questo.
Sta infatti accadendo che anche le persone che hanno scontato una diffida in passato, hanno avuto comunicazione con lettera raccomandata a.r. che la loro tessera “Cuore rossonero” non vale più, e quindi non possono più andare allo stadio, in casa o in trasferta.
Per tutta la loro vita.
Questo vale addirittura per coloro che, scontata la diffida, siano stati assolti nel procedimento penale che ha dato origine alla diffida stessa.
In altre parole, chi è stato diffidato ANCHE SE INGIUSTAMENTE perché poi è stato assolto, non potrà MAI PIU’ ANDARE ALLO STADIO!
In effetti, rileggendo bene la norma (art. 9 della Legge Amato n. 41 /2007), si capisce che mostro giuridico ha creato il precedente Ministro dell’Interno:

Art. 9.

Nuove prescrizioni per le società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio
1. E’ fatto divieto alle società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili della emissione, distribuzione, vendita e cessione dei titoli di accesso, di cui al decreto ministeriale 6 giugno 2005 del Ministro dell’interno, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 30 giugno 2005, di emettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive.

Faccio un mea culpa. Quando lessi l’intervista del Dott. Massucci non ricordavo questo articolo 9. Mi sembrava impossibile una cosa del genere.
E invece sono riusciti a farlo.
Roba da chiedere asilo politico in Iran.
Quindi, cari ragazzi, visto che il modello di tessera del Milan sarà quello che verrà adottato in tutta Italia, il piano diabolico di Amato/Maroni e soci si sta compiendo.
In base alla Legge Amato, tutti quelli che hanno ricevuto una diffida, in qualunque anno, per qualsiasi ragione e qualsiasi sia stato l’esito del procedimento penale, non potranno avere la tessera del tifoso e quindi non potranno andare più allo stadio.
Per sempre.
Anche se innocenti e assolti dal giudice penale!

Già questa norma sarebbe sufficiente.
La legge però prevede che anche chi ha ricevuto una condanna per reati “da stadio” non possa avere la tessera del tifoso (che, ricordiamolo, sostituirà i biglietti cartacei e le tessere stagionali).
La norma parrebbe persino ultronea: se sono stato denunciato, la diffida me l’hanno fatta contestualmente alla denuncia.
Quindi già non potrei mai più andare alo stadio per il fatto di essere stato diffidato.
Ma mettiamo il caso che, all’epoca, il tifoso sia stato solo denunciato ma non diffidato.
E che a distanza di 4 o 5 anni venga condannato in primo grado per aver esposto lo striscione contro Prandelli e Mutu. Dopo 5 anni quel soggetto – che regolarmente potrà andare alla partita nel frattempo non essendo né diffidato né condannato – non potrà mai più andare allo stadio, per tutta la sua vita.
Attenzione, perché non sto parlando di qualcosa che potrebbe accadere.
Sto parlando di qualcosa che sta già accadendo a Milano.
E’ stata quindi istituita per legge la diffida a vita, anche per gli innocenti e qualsiasi sia il fatto attribuito.

fonte : http://www.asromaultras.it/tesseradeltifoso.html

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Calcio, tifosi senza tessere
Arriva la tessera del tifoso. Ma il tifoso non appartiene a una categoria certificabile con un documento. Cambiare il calcio senza capire lo spirito che anima chi riempie gli stadi appare impresa titanica. Chi occupa le stanze dei bottoni dovrebbe decidersi a chiarire, a se stesso, questo concetto.

Arrivata al nastro di partenza la “tessera del tifoso”. E’ stata infatti ufficialmente presentata “Cuore Rossonero”, ovvero quella lanciata dal Milan di Galliani. Paradigma metropolitano della tipologia di un documento che dovrebbe, secondo la fervida immaginazione dell’Osservatorio, diventare forse obbligatorio per quanti hanno ancora voglia di andarsi a vedere il calcio dal vivo. Si tratta di un documento magnetico che consente, tramite un chip, l’identificazione del possessore. Un aggeggio che potrebbe diventare indispensabile per entrare in quelle inutili cattedrali del deserto nelle quali sono state trasformate gli stadi italiani.

Viene da chiedersi se certe persone sappiano davvero cosa significhi essere tifosi. Tanto più quelle che avrebbero l’onere (l’onore) di stabilire le linee guida del “nuovo calcio” che si vuole imporre dalle loro algide stanze dei bottoni scollegate dalla realtà quotidiana. E che dovrebbero, in primo luogo, avere contezza della tipologia di utilizzatori del prodotto che intendono così pervicacemente trasformare in qualcosa di amorfo che ne snatura i connotati.

“Si è tifosi della propria squadra perché si è tifosi della propria vita, di se stessi, di quello che si è stati, di quello che si spera di continuare a essere. E’ un segno, un segno che ognuno riceve una volta per sempre, una sorta di investitura che ti accompagna per tutta la vita, un simbolo forte che si radica dentro di te, insieme con la tua innocenza, tra fantasia, sogno e gioco”, ha osservato con grande acume il poeta Giovanni Raboni.

”Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente. Senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sè” dichiara senza mezzi termini Nick Hornby, scrittore inglese autore del libro cult Febbre a 90.

C’è un aforisma di Blaise Pascal, “il cuore ha le sue ragioni, ma la ragione non riesce a capirle, che riassume con efficace sintesi gli imperscrutabili motivi che spingono il tifoso ad amare ciò che ad altri non parrebbe meritevole di esserlo. A legare il proprio destino, indissolubilmente, con quello della propria squadra del cuore.

“Nessuna industria della televisione sembra che gli interessi dei tifosi, ma senza l’urlo ed il movimento del pubblico il calcio sarebbe uno zero. E’ una storia di passione. Sarà sempre così. Senza la passione il football è morto. Solo ventidue uomini grandi e grossi che corrono su un prato e danno calci a una palla. Proprio una gran cagata. E’ la tifoseria che lo fa diventare una cosa importante”, sostiene John King, icona del mondo ultras, nel suo Fedeli alla tribù.

Per queste e per molte altre ragioni non può (non potrà) mai essere la banale tessera che Galliani, con la sua faccia rassicurante, cerca di promuovere a definire se un sostenitore milanista può essere definito “Cuore Rossonero”. Una vera mistificazione, a dirla tutta.

Perché essere tifoso vuol dire appartenere a una categoria dell’anima, difficile da incasellare. E, dunque, dirigere una squadra di calcio significa avere la consapevolezza di mettersi a capo di un’azienda speciale che nulla ha da spartire con altre attività imprenditoriali.

Finchè tutto ciò non sarà chiaro nella testa di chi occupa le stanze dei bottoni, e solo un soprassalto etico potrà renderlo possibile, in Italia la deriva del calcio e il vuoto degli stadi saranno inarrestabili.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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