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Posts Tagged ‘divieto di trasferta’

Tutti sanno che io sono un fazioso tifoso juventino, probabilmente, se chiedessi un biglietto alla società, mi farebbero assistere all’incontro in quanto ministro. Ma a parte il fatto che finirei su tutti i giornali il giorno dopo, tutti gli altri tifosi juventini non avrebbero comunque accesso allo stadio. E come si spiega questa discriminazione? “

A parlare è il ministro dei trasporti Altero Matteoli intervenuto su Radio 1 per criticare le restrizioni poste alla vendita dei tagliandi  di Inter-Juventus, in programma venerdì. Restrizioni che di fatto consentono l’ingresso a San Siro ai soli abbonati nerazzurri.

La diatriba radiofonica ha visto trai protagonisti anche altri due membri del governo: Maroni (ministro dell’interno e quindi direttamente chiamato in causa) e Larussa (difesa).

Quest’ultimo, in sintonia con la sua fede calcistica, chiedeva al collega se fosse possibile

consentire l’ingresso anche a tutti gli iscritti agli Inter club”

Ma se Larussa “fa il tifoso” occupandosi solo di Inter-Juve, Matteoli invece ne fa una questione di principio e tuona:

“È assurdo ! Chi commette un reato merita di essere punito severamente ma non si può prevenire un reato abolendo il reato. Se vogliamo inasprire le pene ben venga, ma non è possibile proibire ai tifosi di andare allo stadio. Viene meno uno degli spettacoli più belli”

Musica per le nostre orecchie!


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A quanto pare l’episodio del tifoso napoletano aggredito all’Olimpico di Torino, di cui abbiamo parlato nel post precedente, non è un caso isolato. Leggete quanto scrive Vincenzo Abbatantuono sul suo blog:


Torno a casa dallo stadio e mi aspetto titoli e articoli sugli incidenti scoppiati durante Juve-Napoli al Comunale. Niente. Zero. Tutti parlano di Hamsik e Amauri, del taglio di Camoranesi e della crisi della Juve.

Troppo comodo. Questa trasferta era stata vietata ai napoletani ma lo stadio ne era pieno, in tutti i settori. Sono arrivato in tram in via Filadelfia e il 4 erano stracolmo di tifosi azzurri raccolti a Porta Nuova e provenienti da Napoli. Onore a loro che hanno sfidato i capoccioni del Viminale smascherandone l’incapacità congenita e l’incocludenza cronica. Il divieto partorisce problemi, le Grandi Menti dell’Osservatorio dispongono, la Digos esegue e poi succedono inevitabilmente casini.

Al terzo gol del Napoli c’è stata persino una mini-invasione di campo, per tutta la partita ci sono stati contatti in tribuna tra tifosi di opposta fede, negli ultimi 15′ minuti la polizia ha eseguito almeno tre arresti sotto la Sud. Non provate a leggere la notizia da qualche parte, sul web finora non vi è traccia alcuna. I giornalisti servi tacciono, del resto cosa dobbiamo aspettarci da gente che conosce i nomi di illustri politici che vanno a troie da vent’anni e non lo scrivono sui loro giornali? La tecnica è quella della dissimulazione, la magia della sparizione di una notizia che, se venisse data, coprirebbe di ridicolo l’assurda gestione del calcio in Italia.

Anche stasera Osservatorio e Casms hanno fallito miseramente, proibire è dannoso, insistere è diabolico.

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Ricetta per evitare disordini all’interno degli stadi:

Tenere separate le tifoserie. Per fare ciò c’è bisogno di un settore ospiti aperto e accessibile a tutti, non solo ai possessori di tessera del tifoso.

Lo capiranno???

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Continuiamo a riportare articoli e post a testimonianza del clima di delirio collettivo che si sta vivendo negli stadi italiani.

Questa volta la storia arriva dalla città del Ministro Maroni: Varese. Anche questa volta parliamo di ottusa applicazione di leggi discutibili e mancanza di buon senso.

Ecco il resoconto della giornata.

L’Alfredo e’ un ragazzotto che in carrozzina che , da forse trent’anni o piu’ , segue il Varese tutte le domeniche in casa da bordo campo , sempre vicino alla panchina dei biancorossi , sempre li’.
L’Alfredo ne ha viste di tutti i colori , ha visto migliaia di giocatori e centinaia di partite.
L’Alfredo anche se non lo conosci di persona lo sai chi e’ , i tifosi sanno chi e’ , i giocatori sanno chi e’ , i giornalisti sanno chi e’ , anche i sassi del F.Ossola sanno chi e’ , cazzo !!! tutti sanno chi e’ e che significato ha vederlo tutte le sante domeniche li al suo posto , forse se mancasse una porta potremmo non accorgercene ma se manca l’Alfredo lo vedi subito.
L’Alfredo ha passato nei giorni scorsi momenti difficili che lo hanno portato per un po’ di tempo ad essere ricoverato in ospedale.
Oggi l’Alfredo e’ torneto al suo posto e i ragazzi della “CURVA NORD” gli hanno tributato cori e applausi ed anche uno striscione con scritto “bentornato alfredo”.
Ad un certo punto pero’ cosa succede ?

Succede che agli stewart viene ordinato di far rimuovere lo sctriscione.
NO FATEMI CAPIRE , CHE CAZZO STANNO FACENDO QUESTI ? MA CHI E’ QUELLO …………….(AGGIUNGETE QUELLO CHE VOLETE ) CHE HA ORDINATO STA COSA ?
Noi non lo sappiamo ma forse gli stewart vengono “guidati” dalla questura e dal questore che forse ci piace pensare , non sappia chi e’ l’ALFREDO e forse credeva che l’Alfredo fosse uno dei boss della sacra corona unita.
Lo sdegno nei distinti non ha fine , DOPO GLI OMBRELLI VIETATI E LE STAMPELLE TOLTE AGLI INVALIDI QUESTA E’ UN ALTRA BARZELLETTA FIRMATA QUESTURA.
La stessa questura che credeva di fare bella figura riaprendo la curva per cento persone e ghettizzarle e sbatterle di qua e di la a loro piacimento , oggi ha avuto una chiara risposta.
CURVA VUOTA !!!
Le magnifiche leggi per l’accesso “sicuro” allo stadio , hanno peremesso che oggi una ventina di tifosi campani si trovassero appiccicati agli ultras varesini perche’solo nei distinti e in tribuna ( nulla e’ successo perche’ non ci sono mai stati problemi con i ragazzi di Pagani , ma se fossero stai comaschi , monzesi , alessandrini , bustocchi , una parola di troppo e tutti sappiamo cosa potrebbe succedere con bambini e famiglie a dieci metri) potevano acquistare il biglietto mentre una intera curva sud rimane miseramente vuota e chiusa.
Infine (ho quasi finito…) il sig. questore nei giorni scorsi ha fatto una conferenza stampa dove elogiava il lavoro svolto a Varese dove , l’afflusso dei tifosi per Varese – Lumezzane era stato gestito totalmente dagli stewart.
Bravi potrebbero dire , ma senza sapere che : la curva sud era chiusa ai tifosi ospiti , la trasferta dunque vietata al tifo organizzato , e da Lumezzane storicamente non e’ mai venuto NESSUNO.
Non c’e’ che dire gran bel lavoro…..e mi verrebbe anche da mandargli un bel “VAFF…..O” , ma non lo faccio , con sta gente si sa mai che mi vengono ad arrestare.
Per la cronaca i gol di Buzzegoli , Tripoli , due Ebagua e Momente’ su rigore.

Fonte : Orgoglio Varesino

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Contiunuiamo a parlare di Anthony Weatherill e della “sua” tessera del tifoso. Idea rubata e stravolta dal Ministero dell’Interno.

Riportiamo un articolo apparso su un sito di tifosi del Teramo

“La Tessera del Tifoso l’ho portata io in Italia. Nel 2004. Ma il suo contenuto originario è stato stravolto”.

Vi dice niente il nome Anthony Weatherill? No, chiaro. E quello di Matt Busby? Sì, dai. È stato il leggendario allenatore del Manchester United. Roba da libri di scuola (dello sport). Il predecessore di Sir Alex Ferguson nel mito mancuniano. Beh, Busby è stato il padrino di battesimo dell’italobritannico Weatherill: «Indovini per chi tifo?». Non prosegua, please. La risposta è scontata, il motivo dell’incontro è un altro.
Mister Anthony sostiene di avere le carte in regola. Carte, in tutti i sensi. Dice di poter dimostrare che la “Tessera” tanto pubblicizzata in questi ultimi mesi dal Ministro Maroni è solo un clone. Peggio: è un clone sbagliato. Perché non è la soluzione giusta per il mondo del calcio. Ed è profondamente diversa da quella proposta dal figlioccio di Busby: «Per me, dovrebbe essere una carta dei diritti del tifoso» (ESATTAMENTE!). È il 2004, il calcio non ha ancora conosciuto le sue tragedie: Licursi, Raciti, Gabbo. Anthony Weatherill vende servizi. Il suo cliente migliore è la Fissc, la Federazione dei sostenitori delle squadre di calcio.
Weatherill forte dell’esperienza in Francia, dove per nove anni aveva gestito la biglietteria della Ligue 1 e della Ligue 2, si guarda intorno e si accorge che qualcosa non torna.Anzi non c’è. I centri di coordinamento del tifo italiani non navigano nell’oro, sono i più tartassati da decisioni che colpiscono tutti. Indiscriminatamente. Tra cui i loro associati, che sono il motore del calcio. Si pensa ai tifosi solo sotto l’aspetto economico, non hanno voce in capitolo. Non esiste un mezzo, un simbolo che li rappresenti.
Weatherill pensa a una “carta di appartenenza” che sia espressione di una comunità, ben salda e con dei principi, quelli dello sport e della passione sportiva. Uno strumento che diventi, nel tempo, una sorta di piazza virtuale dove tutti possano incontrarsi per dare concretezza alla loro appartenenza ad una stessa fede (calcistica) e, nello stesso tempo, al comune destino di tifoso. La “carta di appartenenza” può essere l’idea giusta, purché contenga, come punto di partenza, tutti i valori ideali in cui si riconosce un tifoso. Una tessera sotto molti aspetti avveniristica. Con un sofisticato chip che in breve tempo sarebbe diventato la memoria storica del tifoso. Serve un modello. Occorre che una tifoseria faccia da apripista. Weatherill sceglie quella del Torino. Perché? «Per la storia comune con il Manchester. Entrambe le società sono state colpite da una tragedia aerea». Per il lancio della “Carta del tifoso granata” vengono fatte le cose in grande. Prima, nel 2004, la promozione sulla rivista “Toro News”. Poi, a inizio 2005 viene indetta una conferenza stampa. Della carta scrivono e parlano tutti: “La Stampa”, “Il Corriere della Sera”, la “Rai”. Proprio in quello stesso periodo nasce il centro di coordinamento del Torino. Per Weatherill è un’ottima notizia. Gli permette di sviluppare una direzione ben precisa del progetto: «La carta granata era amata, perché veniva considerata un simbolo della loro passione per il Toro. Però, allo stesso tempo, mi ero reso conto che questa stessa passione portava i volontari nei centri di coordinamento a fare le due di notte per riportare i nomi dei loro iscritti sui tagliandi per lo stadio. Chiesi allora a Lottomatica
e alle altre società che si occupano di biglietteria in Italia di far sì che con la Carta del Tifoso si potesse entrare dappertutto. Senza più dover compilare nulla». Sembra un’utopia, specie all’epoca: «Nemmeno per sogno. Il meccanismo era facile. Sarebbe bastata una macchinetta in grado di leggere il microchip contactless della nostra carta». Weatherill si muove solo dopo alcuni sondaggi tra i tifosi perché, come ama ricordare, «il cuore della Carta del Tifoso sono i tifosi con le loro esigenze. È bastato chiedere loro quali fossero le questioni a cui tenevano di più». Quello dei biglietti nominativi era solo uno dei problemi. Un altro, per esempio, riguardava l’organizzazione delle trasferte. Questo per farle capire come la mia carta non fosse imposta, ma provenisse dal basso. Dalla base. Dalle richieste dei tifosi stessi». È per questo che, verso la fine del 2006, Weatherill comincia a pensare di dare vita a una sorta di federconsumatori delle curve italiane: «La “Federtifosi”». Non se ne fa più niente, perché in quei giorni la Fissc, la “Federazione italiana sostenitori squadre calcio”, si sta facendo conoscere fra il grande pubblico. L’allora ministro dello Sport Giovanna Melandri la convoca per un forum. Weatherill s’incuriosisce. E ha un’altra idea. Perché non sfruttare la carta per consentire alla Fissc, e così pure ai suoi centri di coordinamento del tifo organizzato, di essere economicamente indipendenti? Ok, ma come? «L’unione fa la forza, realizzando politiche comuni alle esigenze di tutti i tifosi, che
non sono troppo differenti se si tifa Roma piuttosto che Torino. La carta è di proprietà dei tifosi. Solo quando senti una cosa appartenerti, la usi. La vivi. In più, facendo pagare la tessera. Il 90% del ricavato sarebbe andato ai centri, il resto alla Fissc. Naturalmente, parliamo di costi risibilissimi per l’utente». Weatherill fa solo da tramite con la Fissc, che del progetto è entusiasta. Il 7 luglio 2005, proprio il giorno degli attentati a Londra, in un colloquio privato mister Weatherill illustra la sua carta al sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano. Che appoggia in tutto e per tutto il progetto. Tanto da suggerirgli di inviare una mail con tutti i documenti all’Osservatorio sulle manifestazioni sportive. Dice Weatherill: «Sono rispettoso delle istituzioni. Pensavo che sarebbe stato giusto mostrare loro cosa avevo in mente e cosa avremmo voluto fare. Speravo in un confronto con il Viminale». Invece, niente. I contenuti delle due tessere, quella della Fissc e quella del Viminale, sono diametralmente opposti (capito? SONO DIAMETRALMENTE OPPOSTI!). Per contenuti tecnici, innanzitutto. Spiega Morelli: «In Italia, ogni tornello monta un sistema di lettura che riconosce un determinato chip RFID. In assenza di direttive chiare, ogni società si è affidata ad un proprio consulente, ad una propria soluzione tecnologica. Il risultato è che il chip montato sui tornelli dell’Olimpico, nello specifico il 14443 A, è differente da quello montato a San Siro, il 15693. Inoltre, in altri stadi ne esiste anche un terzo, il 14443B. Favoloso. Mi domando, allora: se la tessera del Viminale nasce per consentire le trasferte, ma attualmente va bene per l’Olimpico e non per San Siro, un romanista che va a Milano che ci fa con la sua tessera?».
Le strade si dividono per i contenuti – definiamoli così – morali delle due tessere. Per Weatherill e Morelli, la carta del Ministero dell’Interno è un non sense: «Cominciamo con il dire – spiega Weatherill – che i tifosi non sono stati interpellati per sapere come sarebbe dovuta essere. Al Viminale interessava solo fare una summa divisiotra buoni e cattivi. Serviva un’alternativa al biglietto nominativo. Vede, con la loro tessera il sistema riconosce subito chi può entrare allo stadio e chi no. Io mi rifiuto di ragionare così. Di pensare che ogni tifoso sia un potenziale teppista. Mi chiedo perché uno che è stato condannato per un reato da stadio cinque anni prima non possa avere la carta (già: perché per quanto riguarda il calcio siamo in uno Stato di polizia). Dicono: “Così fidelizziamo i tifosi”. Ma che vuol dire? I tifosi sono fedeli dalla nascita alla propria squadra del cuore. Al contrario, noi pensiamo a una carta di appartenenza, che offra anche – e sottolineo “anche” – la possibilità di entrare con più comodità allo stadio. Ma non nasce per quello. E poi non è obbligatoria. Non è che, se non ce l’hai, sei meno tifoso degli altri. Non solo. Affrontiamo il nodo dei dati sensibili. La Carta del Tifoso Srl ha speso un sacco di soldi per dotare la Fissc di un database. Al di fuori della federazione dei tifosi, i nominativi dei titolari delle tessere sarebbero potuti essere controllati solo dalla polizia, qualora ne avesse avuto bisogno. Mentre le società di biglietteria non ne sarebbero mai entrate in possesso. Avrebbero avuto solo i codici». Non è solo un scontro ideologico. Nel 2007 il “figlioccio” di Busby registra marchi e brevetti: il 26 giugno quello per la Tessera del Tifoso, il 18 dicembre quello per la Carta del Tifoso. Poi, cede tutto alla “Carta del tifoso Srl”, che porta avanti il progetto e di cui è responsabile Maurizio Morelli di Popolo, nipote di uno dei fondatori del Toro. Strano? Beh, pensate che il presidente della Carta del Tifoso Srl è Paolo Valentini, nipote del conte Marini Dettina, storico patron della Roma negli anni ’60. Tornando alla questione legale, la Tessera del Tifoso è un marchio registrato. Compass, Banca Intesa e Inter erano state diffidate dal farne uso. Tutto inutile, anche qui. In settimana scatteranno le azioni legali. Weatherill è contrariato: «Se l’avessero chiamata Carta della Lega, non avrei obiettato nulla. Ma chiamarla proprio così, no. Hanno progettato una tessera che non è per i tifosi. Va bene. Ma non la chiamino “Tessera” o “Carta del Tifoso”, perché non possono. Abbiamo spedito le diffide, le hanno ignorate. La vera “Tessera del Tifoso” è dei tifosi, e voglio tutelarla. Costi quel che costi». Weatherill non vuole buttare all’aria il lavoro di anni: «Primo, per la profonda convinzione che una Carta del Tifoso nata sotto l’egida del Ministero dell’Interno non possa funzionare. I tifosi la vedranno sempre come un
tentativo di schedatura. Secondo, perché penso che queste carte finiranno per diventare dei semplici sostitutivi del biglietto nominativo con propaggini verso il mercato del credito a consumo. Questa seconda ragione è quasi peggiore della prima. Così, il tifoso diventa un mero cliente. Un cliente che deve essere spinto a consumare ad ogni costo. Ma il tifoso non è un cliente. Bensì, il testimone di una storia e di una passione».

fonte: contraccolpo.net

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Riportiamo il comunicato dei gruppi organizzati bolognesi, in merito all’ennesima assurda decisione del Casms, su suggerimento del sempre più cieco Osservatorio:

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Questa settimana l’Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive ha deciso, in merito alla partita Bologna – Cagliari di domenica 22 marzo, la vendita dei biglietti per i soli residenti nella regione Emilia – Romagna. Detto così, forse il significato della cosa sfugge, o non fa nemmeno più notizia. Ma, tradotto in pratica… l’Osservatorio, ancora una volta, ha di fatto vietato una trasferta: impedisce ai tifosi isolani di seguire la loro squadra. Come Curva Andrea Costa, siamo indignati di fronte a questo ennesimo sopruso, che colpisce la libertà personale e lede i più comuni diritti civili. Ci ritroviamo a fare i conti con una decisione pregiudiziale, arbitraria e senza senso, un’imposizione illogica che non trova nessun riscontro nella realtà, nell’assenza di episodi pericolosi o violenti tra le tifoserie di Bologna e Cagliari. Vorremmo far capire a tutti che quanto avvenuto, ora come in passato, segue un disegno repressivo, cieco e manipolato, che colpisce un po’ dove capita. La cosa ci tocca, direttamente e indirettamente: è in ballo la semplice libertà di tifare e seguire la squadra, le disposizioni dell’Osservatorio picchiano di nuovo e sempre lì. E che siano i nostri diritti o quelli di altre tifoserie a essere mortificati, per noi non fa differenza. Quindi, proprio in occasione di Bologna – Cagliari del 22 marzo, abbiamo deciso di manifestare il nostro sostegno ai tifosi del Cagliari, colpiti a tradimento e senza motivo, e di protestare contro questa e tutte le altre disposizioni dell’Osservatorio. La nostra protesta avverrà all’interno della curva, in cui le nostre ragioni saranno divulgate su supporto cartaceo per fornire un’informazione che venga “da dentro” la realtà dello stadio, e soprattutto con l’astensione dal tifo, dai cori d’incitamento, da parte nostra, per i primi cinque minuti della partita. E’ un gesto simbolico, quello di non tifare per i primi minuti, che per noi significa molto, un sacrificio che siamo disposti a fare proprio per dare visibilità e contestare ingiustizie del genere. Ci piacerebbe che anche chi vive meno in prima persona certe dinamiche legate a tifo, rispettasse la nostra decisione e si unisse a noi. Di fronte a queste disposizioni restiamo senza parole. E allora resteremo senza parole davvero, domenica, a inizio partita, opponendo un fiero e assordante silenzio. Poi, partiremo con il nostro consueto supporto alla squadra, ancora più carico, perché convinti di essere nel giusto.

CURVA ANDREA COSTA

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Ricordiamo che la decisione è presa ” per responsabilità attribuibili alla tifoseria cagliaritana”. Quindi ammettendo che non vi è una rivalità con i bolognesi, tale da giustificare la chiusura del settore ospiti, dovremmo cercare le colpe della tifoseria sarda.

Andando a spulciare tra le decisioni del giudice sportivo in merito alle ultime due gare interne del Cagliari si leggono i seguenti provvedimenti :

Ammenda di € 2.500,00 : alla Soc. CAGLIARI per avere suoi sostenitori, nel corso della gara, fatto esplodere due petardi nel proprio settore

Ammenda di € 2.000,00 : alla Soc. CAGLIARI per avere suoi sostenitori, al 18° del primo tempo, fatto esplodere un petardo nel proprio settore

Dunque, ricapitolando, nessuna rivalità esasperata con i felsinei e 3 petardi nell’ultimo mese,

Non penserete mica che la decisione sia stata presa per la manifestazione degli Sconvolts per l’assurda morte di Giancarlo?

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Dopo i bergamaschi a Genova, i tifosi del Parma a Modena.

I Boys Parma che avevano già emesso un duro comunicato contro il divieto di trasferta a Modena completano la protesta recandosi in mattinata al Braglia, appendendo davanti al settore ospiti, lo striscione: “No al calcio senza tifosi“.

Anche i giocatori crociati coinvolti nella protesta, sono stati infatti invitati ad indossare una maglietta riportante lo stesso slogan dello striscione.

Lucarelli con la maglietta confezionata dai Boys

Lucarelli con la maglietta confezionata dai Boys

Quello dei Boys Parma è l’esempio di come dimostrare, in maniera civile, la disapprovazione nei confronti di chi sempre più spesso pone limiti alle libertà personali dei cittadini.

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PISA – La più insolita e impensabile delle alleanze. Tifosi del Pisa che scioperano per solidarietà con i nemici più acerrimi, i sostenitori del Livorno. Incredibile ma vero, ma dopo il divieto della Prefettura alla partecipazione dei tifosi livornesi al derby più sentito della Toscana, i supporter pisani non entreranno allo stadio ma ascolteranno la partita alla radio, all’esterno dell’impianto, per solidarietà. Ci sarà comunque libertà di scelta se entrare o meno, solo che i presenti sulle gradinate dell’Arena Garibaldi saranno invitati a non fare cori contro Livorno e i livornesi. In pratica, Maroni è riuscito nel miracolo di mettere d’accordo tifosi pisani e livornesi. Già nei giorni scorsi gli ultras nerazzurri avevano anticipato la loro linea: “Che derby è senza avversari? Non è giusto negare ai tifosi del Livorno la partita di sabato. La gara è riservata agli abbonati? Noi lo siamo, tutti, ma quel giorno verrebbe voglia di strapparlo, l’abbonamento”.

fonte: repubblica.it

Pienamente comprensibile la linea di pensiero dei tifosi nerazzurri. Un derby può essere definito tale se offre l’occasione di confronto attraverso slogan, striscioni ironici e cori irriverenti tra due tifoserie rivali. Se in un derby manca la tifoseria ospite rimangono ventidue uomini in mutande che corrono dietro un pallone.

livornesi allarena garibaldi di pisa

livornesi all'arena garibaldi di pisa

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