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Posts Tagged ‘cosenza’

Seconda giornata con la tessera del tifoso in vigore. La serie A è ferma per gli impegni della Nazionale, si è giocato in B e Lega Pro.

Sugli spalti degli stadi minori cominciano a vedersi i primi nefasti effetti della tessera del tifoso: scontri a Cava de’ Tirreni prima e durante Cavese-Cosenza; incidenti in Brindisi-Avellino.

Si è in pratica ripetuto quanto successo la settimana scorsa al Del Duca di Ascoli, con i tifosi del Modena: supporters ospiti privi di tessera vengono sistemati trai sostenitori di casa. A quel punto basta una piccola scintilla per far scoppiare un incendio.

A Cava i disordini si sono verificati già da fuori lo stadio. Circa venti supporters del Cosenza, giunti in treno e scortati sin dalla stazione ferroviaria dagli uomini della polizia,vengono aggrediti da un gruppo di cavesi con conseguente lancio di sassi, petardi, fumogeni, bastoni e aste di bandiere. Due i che poliziotti subiscono lesioni, tre tifosi della Cavese sono arrestati e un cosentino denunciato. Dopo gli scontri i cosentini, privi di tessera del tifoso, acquistano i biglietti della tribuna scoperta, mischiandosi ai tifosi metelliani…

Non appena vengono esposti vessilli rossoblu, riaffiora la tensione. La polizia crea un cordone per separare i due gruppi ma con scarsi risultati. I cosentini a questo punto vengono  accompagnati fuori dallo stadio Lamberti dagli agenti della polizia.

Fatti altrettanto incresciosi si sono verificati al Fanuzzi di Brindisi, dove si trovavano di fronte due tifoserie non certo divise da una storica rivalità.

Anche in questo caso, probabilmente, senza l’introduzione della tessera del tifoso tutto sarebbe filato liscio, poichè 200 avellinesi non avrebbero assistito al match nei distinti gomito a gomito con i tifosi brindisini (per lo più famiglie).

Qualche gesto di troppo, un coro poco amichevole e via con gli scontri. Un carabiniere è rimasto ferito e si attendono strascichi giudiziari per i tifosi coinvolti.

Confermati anche questa settimana i timori espressi su questo blog da un anno a questa parte; era l’agosto del 2009 quando titolammo un post “La tessera del tifoso è pericolosa“. Perdonate la ridondanza ma non ci stancheremo mai di ripeterlo!!!

Ma il week end appena trascorso sarà ricordato anche per l’esordio, negli stadi italiani, dei Back Drop.

Cosa sono è presto detto: raffigurazioni di tifosi festanti, per coprire le tribune vuote! Ieri  il Nereo Rocco di Trieste si presentava così

Quelli che vedete assiepati nella gradinata sono una riproduzione della tifoseria triestina…Per risparmiare sulla gestione dello stadio, la società alabardata ha deciso di chiudere la gradinata Colaussi e ridurre la capienza dell’impianto. Ovviamente l’impatto visivo per le tv sarebbe stato desolante e così hanno pensato a questa triste soluzione.

Come dire, gli stadi vuoti sono brutti, ma in mancanza di tifosi possiamo sempre sopperire con delle sagome.

Il prossimo passo, forse, sarà il tifo finto preregistrato (modello play station) dagli altoparlanti!

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Sono passati vent’anni dalla morte di Donato Bergamini e ancora il mistero avvolge la vicenda. Il 18 novembre del 1989 il calciatore del Cosenza è stato trovato morto sulla statale 106 nei pressi di Roseto Capo Spulico. Frettolosamente, l’indagine sulla sua scomparsa è stata chiusa con la versione del suicidio, ma in molti, in primis la famiglia, non ci hanno mai creduto. In tanti si stanno battendo per la riapertura delle indagini dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che hanno dipinto un quadro fatto di brutte storie attorno al Cosenza Calcio: droga, scommesse e partite vendute. Nel 2001 Carlo Petrini ha dedicato un libro alla vicenda, ‘Il Calciatore suicidato’, adesso è nato anche un gruppo su Facebook che chiede la riapertura delle indagini. Vent’anni di dolore per chi ha amato Bergamini.

Fonte: Calciomercato.it

Segnaliamo anche la nascita di un sito dedicato a Bergamini www.denisbergamini.com

Per la verità non è mai troppo tardi!

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La società Cosenza Calcio 1914, in merito ad un articolo apparso su un magazine locale sabato 12 settembre, precisa in modo chiaro ed inequivocabile che ad avere aderito al programma della “Tessera del tifosodquo; è esclusivamente la Lega Pro, attraverso una stipula effettuata con due partner (FINPRESTO per l’emissione fisica e TELECOM ITALIA per la gestione degli archivi centralizzati) che garantiranno l’emissione ed il funzionamento del nuovo strumento di ingresso negli stadi, strumento affiancato al classico biglietto cartaceo o all’abbonamento. Il Cosenza Calcio, in quanto società affiliata alla Lega Pro, ha ricevuto gli strumenti informatici per il rilascio della tessera. Questo progetto non nasce dunque da un’iniziativa di questa dirigenza come forma di limitazione verso la propria tifoseria, né da una volontà di autonoma adesione, bensì – più semplicemente – per un adempimento richiesto dall’Osservatorio alla Lega Pro, che di conseguenza viene esteso alle società ad essa affiliate. Al fine di superare qualsiasi dubbio, ed a scanso di equivoci, questa società ribadisce che la propria posizione rispetto alla tessera del tifoso è di netto rifiuto: “Al di là dei messaggi che arrivano da un’informazione strumentale che insinua volutamente equivoci fra i nostri tifosi – dichiara l’amministratore delegato Pino Chianello attraverso un concetto condiviso dal presidente Giuseppe Carnevale -, vogliamo che si comprenda una volta per tutte che il Cosenza Calcio 1914 è per principio contrario alle limitazioni delle libertà ed a forme di controlli eccessive portate a trasformare questo sport in uno spazio sociale militarizzato. Come ho avuto modo di specificare in una recente lettera aperta a Totonno Chiappetta, pubblicata sia dal quotidiano Calabria Ora che sul nostro sito ufficiale, diciamo NO alla tessera del tifoso (a meno di un condono dei reati sportivi e quindi di un’amnistia tale da annullare i reati meno gravi) e auspichiamo che sugli spalti si possa tornare ad essere liberi di comunicare con uno striscione, così come speriamo che si proibisca il gioco delle scommesse. Qualsiasi interpretazione distorta del nostro pensiero in merito all’argomento, è frutto di deduzioni fantasiose”.

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di ANTONIO MORCAVALLO

DUE tifosi cosentini sono stati diffidati (provvedimento Daspo) senza adeguate prove. Il primo, C.C. di Montalto, per una foto in cui appare con una bandiera in mano, il secondo, A.F. di Castrolibero, perché trovato in auto con un altro tifoso riconosciuto dalle forze dell’ordine tra i partecipanti agli scontri. Gli incidenti in questione sono quelli avvenuti il 3 agosto a Norcia, tra i supporter del Cosenza e del Siena, e che hanno portato a denunce, diffide e arresti nelle tifoserie rossoblù e dell’Ancona (riconosciuti come partecipanti agli scontri). Ad affermare l’infondatezza dei provvedimenti di divieto di accesso agli impianti sportivi per i due cosentini, la Prima Sezione del Tar dell’Umbria (presidente Pier Giorgio Lignani; Annibale Ferrari e Pierfrancesco Ungari). Il Tribunale amministrativo ha accolto i ricorsi presentati dagli avvocati Giandomenico Carino (per C.C.) e Roberto Le Pera e Terenzio Fulvio Ponte (per A.F.). Secondo i giudici del Tar «la partecipazione agli episodi di violenza» da parte di C.C. «non risulta dimostrata dalla Questura di Perugia in modo netto e documentato». «Soprattutto, a suo carico – scrive nella sentenza il Tar – risulta soltanto una fotografia nella quale è raffigurato, con una bandiera in mano, insieme ad un gruppo di tifosi cosentini, a pochi metri da altri tifosi che appaiono intenti a scontrarsi con tifosi “avversari”. Ma mentre per questi ultimi il coinvolgimento negli episodi di violenza sembra innegabile, l’atteggiamento del gruppo di tifosi di cui fa parte il ricorrente appare suscettibile di interpretazioni diverse, e addirittura opposte. Infatti, si potrebbe supporre che i predetti tifosi, posti in fila indiana su un muretto sormontato da una recinzione, stessero attendendo il proprio turno per entrare in contatto diretto con gli “avversari”; ma, al contrario, si potrebbe anche ipotizzare che stessero aspettando il momento propizio per allontanarsi dal luogo senza essere coinvolti negli scontri, non appena una pausa del parapiglia lo consentisse. In definitiva, la fotografia allegata agli atti non consente di dimostrare che anche il ricorrente abbia partecipato ai fatti». «E’ evidente – aggiunge la Prima Sezione del Tar dell’Umbria – che la partecipazione ad una trasferta per assistere all’incontro della squadra del cuore non può equivalere alla partecipazione ai fatti di violenza verificatisi in tale occasione. Nemmeno l’essersi trovato nell’impianto al momento degli scontri, ed anzi in prossimità dell’epicentro degli scontri, appare decisivo, potendo essere dovuto ad una circostanza fortuita e indipendente dalla volontà». Per quanto riguarda A.F., i giudici ammettono che «a suo carico risulta soltanto la circostanza di essersi trovato a bordo di un’autovettura fermata dai Carabinieri sulla S.S. Valnerina all’altezza di S.Anatolia di Narco, circa un’ora dopo i fatti, mentre procedeva in direzione Terni, insieme ad altri cinque tifosi cosentini. Invero, uno di questi tifosi è stato identificato dai carabinieri come «uno dei lanciatori di sassi e pietre verso i tifosi senesi, forze dell’ordine e verso l’interno del rettangolo di gioco e per questo immediatamente arrestato». Tale circostanza però «non sembra sufficiente a dimostrare che anche il ricorrente abbia partecipato ai fatti». Per i due tifosi rossoblù, insomma, la vittoria nelle aule di tribunale, ma anche la consapevolezza di aver subito una ingiustizia. A dirlo, questa volta, non sono cori o striscioni “di parte”, ma il Tar.

fonte: Il Quotidiano della Calabria

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“Il calcio è pura passione popolare e i derby rappresentano il culmine di tale sentimento. Purtroppo iniqui decreti e anticostituzionali divieti impediscono alle tifoserie di confrontarsi onorevolmente e di sostenere i propri colori. Tale gesto vuole goliardicamente dimostrare che non c’e’ divieto che possa impedire alla passione di volare. Per tutti i diffidati d’Italia e per tutti gli assenti forzati.”

Ultras Catanzaro 1973

Questo il testo dei volantini lanciati dagli UC’73, in volo, sullo stadio San Vito di Cosenza. Parole che sottoscriviamo in pieno, un gesto ardito compiuto in nome di  un sentimento condivisio da tutti, a prescindere dall’appartenenza e dal campanilismo: la passione!

La risposta delle istituzioni non s’è fatta attendere: i tre sono stati tratti in arresto dalle forze dell’ordine, con l’accusa di turbativa di ordine pubblico. Da verificare poi se il divieto di sorvolare zone affollate sia da ritenersi applicabile anche nei confronti degli ultraleggeri, in questo caso ultras leggeri…

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COSENZA (8 dicembre) – Costretti a disertare lo stadio per decisione del Casm, che ha fatto disputare il derby di seconda divisione Lega pro Cosenza-Catanzaro (finito 0-0) senza tifosi ospiti, tre catanzaresi hanno voluto ugualmente stare vicini alla squadra e per farlo hanno sorvolato lo stadio San Vito con altrettanti ultraleggeri e gettando in campo una sciarpa giallorossa. I tre sono stati però fermati dalla polizia e portati in Questura per l’identificazione e la loro posizione è ora al vaglio degli investigatori.

Una legge, infatti, vieta il sorvolo di luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive, ma il mezzo utilizzato (un ultraleggero) rende necessario capire se la norma sia applicabile anche a questi velivoli dotati di motore e di una vela per il volo ma senza struttura metallica.

Il «volo» è avvenuto nell’intervallo della gara. I tre, con le vele gialle e rosse, sono passati sopra lo stadio e giunti sulla perpendicolare del centrocampo uno di loro ha fatto cadere una sciarpa, mentre gli altri due avevano uno striscione con la scritta «le aquile vi sovrastano sempre».

Quindi si sono allontanati. La polizia li ha seguiti raggiungendoli in un campo nelle vicinanze dello stadio dove sono atterrati e prevenendo anche un eventuale intervento dei tifosi cosentini. I tre sono stati portati in Questura per l’identificazione.

[ http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=37517&sez=LEALTRE ]

Un’azione d’annunziana da parte dei supporters catanzaresi, davvero l’immaginazione non ha confini.

Le giovani generazioni di cosentini e catanzaresi non avevano mai assistito ad un derby. Hanno sognato questa partita per un ventennio, hanno vissuto questa sfida solo nei racconti dei vecchi della curva. Erano diciannove anni che le due squadre non si affronatavano e questa attesa è stata delusa dal divieto di trasferta inflitto alla tifoseria catanzarese.

La curva cosentina ha comunque onorato il derby con grandi coreografie a cui si aggiunge quel  lampo giallorosso che ha  simbolicamente squarciato il  grigio cielo del calcio italiano, oscurato da leggi speciali e provvedimenti ottusi. Il volo delle aquile ha restituito a Cosenza e Catanzaro il vero derby, onore a voi!

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