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Torniamo a parlare della vicenda della scolaresca siciliana aggredita a Cagliari. Riportiamo un articolo pubblicato dalla rivista on line Sport People. Dubitiamo che i giornali che diedero grande risalto alla notizia dell’aggressione, abbiano dato la stessa rilevanza a questa versione dei fatti che cerca di far luce sull’episodio.

Sono passati sei mesi da quel 5 aprile 2009, il giorno della famosa “scolaresca di Messina aggredita dagli Sconvolts”. Ed È giusto ritornare su quei fatti…
Quella domenica si giocava Cagliari-Catania, con due tifoserie con rapporti “non molto chiari”. Dalla nave proveniente da Civitavecchia, verso le dieci scende un gruppo di ragazzi, una quindicina circa. Vengono fermati all’esterno del porto e affermano con tono provocatorio di essere siciliani. Poco dopo qualcuno di loro, senza che fosse stato intimorito, mostra la carta d’identità per dimostrare di essere di Messina. Parlando tranquillamente con i ragazzi cagliaritani, affermano che stanno facendo il tirocinio nella Grimaldi (non si ricordano neanche che la loro nave è la Tirrenia, dato che a Cagliari non opera la compagnia napoletana) e di volersi recare nella curva cagliaritana, visto il loro forte odio verso la tifoseria catanese. I cagliaritani li invitano a lasciar perdere perché non è proprio il caso, e si allontano senza che nessuno li abbia mai toccati. Il gruppo di messinesi, incuranti dei consigli, gira indisturbato nella zona del porto, ripensando forse al desiderio di vedere la partita dalla curva Nord e finisce che, verso le undici, incontrano qualcuno di sbagliato. C’è una rapidissima colluttazione sinché gli studenti scappano rifugiandosi dentro una libreria di Via Roma. Qui parlano con qualcuno degli inseguitori, viene a galla l’incomprensione, ci si scusa a vicenda e tutto sembra tornato alla normalità.
Più tardi, i tifosi cagliaritani iniziano ad arrivare allo stadio, probabilmente inconsapevoli di quanto successo in città due ore prima. I primi ad arrivare sono trentotto persone che vengono immediatamente circondate da otto camionette, dalle quali scendono un centinaio di uomini tra poliziotti, carabinieri e finanzieri. Parte una specie di rastrellamento. Tutti i presenti (tra i quali anche tifosi non ultras che scendevano dalle macchine appena parcheggiate, che aspettavano il panino nei chioschi, ecc.) vengono spinti in un angolo. I dirigenti della Questura e della Digos prendono i documenti ai presenti e, tutti in tenuta antisommossa con il manganello ben pronto, spingono i trentotto increduli all’interno delle camionette, senza dare nessuna spiegazione.
Sono le ore 13 di domenica e le camionette corrono a sirene spiegate in Questura.
Intorno alle ore 14, nei parcheggi interni di Via Amat, il gruppo di cagliaritani viene fatto schierare davanti al palazzo. Un poliziotto in borghese passa davanti ai ragazzi in fila e chiede il nome a cinque persone. Il tutto risulta quasi comico se non fosse così assurdo: dovrebbe essere un riconoscimento ma il poliziotto non ha né auricolare né cellulare e sorge il sospetto che chieda i nomi a caso in una sorta di strategia del terrore. Qualcuno dei presenti, di nascosto dato che è stato vietato l’uso dei cellulari, chiama l’avvocato. I legali accorsi vengono mandati via dal Vice Questore Vicario, in quanto nessuno dei ragazzi è in stato di fermo ma si sta solo svolgendo un’identificazione.
Intanto, intorno allo stadio continuano a girare le camionette che cercano, con le porte aperte, non si sa bene chi o cosa. Sicuramente non hanno trovato niente, dato che nessun altro è stato portato in Questura.
La polizia sfonda la porta della sede degli Sconvolts e la perquisisce alla ricerca di bombe, catene, spranghe e bastoni. Ovviamente fanno un buco nell’acqua e trovano solo aste di bandiera, oggetto normalissimo per un tifoso.
In Questura, appena finisce la partita, viene effettuato un secondo riconoscimento: i trentotto presenti si trovano di nuovo in fila nel piazzale, con il solito poliziotto in borghese, questa volta munito di cellulare, che passa lentamente davanti al gruppo fermandosi di tanto in tanto a chiedere al malcapitato di turno le generalità. Questa volta ci sono i ragazzi di Messina affacciati alle finestre del terzo piano della Questura, che indicano i ragazzi riconosciuti tra i presenti all’aggressione. Come sia possibile farlo con certezza a circa venti metri di altezza, con i ragazzi cagliaritani a più di cento metri più avanti, resta ancora un mistero. Ogni “riconoscimento” dura una decina di minuti e se ne conteranno altri tre. Poi i trentotto cagliaritani vengono fatti salire cinque alla volta in un ufficio per sottoporsi al famoso rito dello “specchio magico”. Tale rito consiste nel far passare dietro un vetro i “presunti” responsabili della aggressione ma, contrariamente a quanto dovrebbe avvenire, non ci sono avvocati della difesa a controllo, non ci sono persone con similitudini fisiche e fisionomiche a quelle degli accusati e ad essi mischiati, in modo da testare l’assoluta certezza del riconoscimento. Il classico “riconoscimento all’italiana” insomma, degno del più tragicomico dei film. Una volta che tutti i trentotto hanno terminato questo folle rito, vengono fatti risalire sulle camionette con direzione ignota. Si pensa che la destinazione sia il carcere di Buoncammino, ma le camionette si fermano poche centinaia di metri prima, negli uffici della Digos di Cagliari.
Sono le ore 19. Qui viene cercato un telefono cellulare tra i presenti che, a quanto pare, sarebbe stato rubato a una delle persone aggredite. Negli uffici della Digos inizia una ulteriore procedura di identificazione, ovvero impronte digitali e foto segnaletiche per tutti, due alla volta. Qualcuno, di nascosto, riesce a usare ancora il cellulare per chiamare “fuori” e si scopre così che il Vice Questore Vicario ha già tenuto una conferenza stampa affermando che i responsabili sono stati presi e saranno tutti e trentotto arrestati. Si possono quindi facilmente immaginare gli stati d’animo negli uffici della Digos…
L’identificazione dei trentotto ragazzi finisce alle 22, quando vengono fatti salire sulle camionette. La destinazione non è però il vicino carcere, ma nuovamente la Questura. Alle ore 23.30 i primi ragazzi tornano in libertà . Vengono restituiti a tutti i documenti e consegnato un foglio.
A quanto si legge, erano stati portati in questura perché, ad un normale controllo di ordine pubblico, si erano rifiutati di dare le generalità, oppure queste erano da ritenersi false, quando invece l’unica cosa falsa è proprio tale accusa.
Gli ultimi ragazzi escono quando si sta per arrivare alle ore 01, dopo cioè dodici ore, stremati da quest’incubo infinito.
Intanto alla tv fioccano le “notizie”. Si parla di “invasati che danno pugni gratuiti, 40 delinquenti con volti coperti da sciarpe e cappucci, che hanno aggredito una scolaresca in gita in città, con spranghe, catene e bastoni, che hanno cercato di investirli con uno scooter, lasciando a terra un professore con gravi problemi cardiaci e rubando a quest’ultimo pure il telefono cellulare”.
Il giorno dopo le notizie si sprecano, con i giornali che titolano a caratteri cubitali “38 arrestati” salvo far retromarcia il giorno seguente, scrivendo in un minuscolo trafiletto “il giudice non ha consentito agli arresti per mancanza di prove e il telefono cellulare, che si pensava rubato, risulta effettivamente di proprietà del ragazzo accusato”.
Intanto i ragazzi messinesi, che dopo mezz’ora dall’aggressione si stavano facendo intervistare dalle televisioni sarde senza nessuna lesione apparente (come si può verificare anche in un video messo
subito su Youtube, dal titolo “Aggressione scolaresca siciliana 5 aprile 2009”), riprendono la nave di domenica sera, mentre il professore parte il giorno dopo. Il tutto a dimostrare quanto (davvero poco) gravi fossero le ferite. Quantomeno strano, visto che quindici persone sarebbero state aggredite da quaranta, armate di spranghe, catene e bastoni…
Mercoledì 8 aprile, a ventisette dei trentotto fermati arrivano le diffide, tutte per tre anni. Sono stati tutti riconosciuti con certezza come partecipanti all’aggressione, accusati di lesioni gravi e violenza, e per due di questi anche tentata rapina. Dal venerdì 17 iniziano ad arrivare anche i “Fogli di Via Obbligatori” da Cagliari. Tradotto: per tre anni, questi ragazzi non possono entrare nel Comune di Cagliari, e considerando che quasi tutti sono residenti in paesi nell’arco di 5 chilometri dal capoluogo, o comunque ci lavorano, è una cosa assurda.
Sono passati sei mesi e nessuno ha ancora ricevuto denunce, accuse dirette o comunicazioni varie, oltre a ciò che c’è scritto nella diffida e nel foglio di via.
Secondo delle voci, sia il professore della scolaresca che gli alunni avrebbero sporto denuncia contro ignoti, in quanto gli aggressori (indicati in una decina) avevano i volti coperti da sciarpe e cappucci. Solo un alunno avrebbe fatto denunce precise, riconoscendo ventisette persone. Come sia possibile passare da “una decina” a ventisette, e soprattutto riconoscere con certezza persone coperte resta un mistero.
Qualcuno, credendo nella giustizia, ha fatto ricorso al TAR della Sardegna (con relativa spesa di 500 euro per ogni esposto), ricevendo in cambio una risposta vaga (né ragione né torto, dato che le indagini erano ancora in corso). In effetti risultava un po’ difficile fare ricorso entro 60 giorni per difendersi da un provvedimento amministrativo emanato dal Questore, senza sapere neanche bene di cosa si è accusati…
Da poco quattro persone sono riuscite a farsi scagionare da tutte le accuse (e ci mancherebbe altro).
Durante “l’aggressione” uno di questi stava giocando nel relativo campionato di calcio (e il referto dell’arbitro l’ha dimostrato), gli altri tre (residenti a 90 km da Cagliari) erano in un locale della loro zona (come sono riusciti a dimostrare grazie alle telecamere a circuito chiuso del posto).
Incredibile è la posizione di tre degli accusati: i ragazzi si trovavano all’interno dell’aeroporto di Cagliari-Elmas quando succedevano “i fatti” in Via Roma, eppure non possono dimostrarlo. I filmati a circuito chiuso dell’aeroporto risultano misteriosamente spariti, strano in periodi in cui si parla tanto e quotidianamente di sicurezza, terrorismo, ecc., ecc.
Penso sia finalmente ora di dare un po’ di giustizia a questi ragazzi…

Sicuramente non ha giovato ai 38 malcapitati il clima di tensione che si respirava in quel periodo a Cagliari, a causa delle note vicende dell’assalto al carcere del capoluogo sardo, dopo la strana morte, avvenuta nel penitenziario cagliaritano, di Giancarlo Monni, esponente di spicco degli Sconvolts.

Tutta questa storia allucinante, mette i brividi e che dovrebbe far riflettere tutti,  tifosi e non!


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Dopo l’assalto al carcere, per protestare contro l’assurda morte di un tifoso detenuto, costata diverse denunce, diffide e fogli di via, gli Sconvolts Cagliari di nuovo nell’occhio del ciclone.

Domenica 5 aprile, una scolaresca di Messina, in gita, è stata scambiata per un gruppo di sostenitori del Catania, squadra che nel pomeriggio era l’avversario del Cagliari allo stadio Sant’Elia. Un professore ed uno studente sono stati ricoverati all’ospedale “Brotzu” per accertamenti. Una storia davvero triste, esprimiamo massima solidarietà ai ragazzi aggrediti.

Secondo le forze dell’ordine gli aggressori farebbero parte del gruppo degli Sconvolts, protagonisti in passato di altri episodi di violenza. L’aggressione sarebbe avvenuta dopo uno scambio di battute tra sardi e siciliani. Trentotto appartenenti agli Sconvolts sono stati portati in Questura dopo una retata intorno allo stadio Sant’Elia. Subito dopo l’aggressione la Polizia aveva circondato la zona di via del Collegio, dove si trova la sede principale degli Sconvolts trovandola però chiusa perché tutti i supporters avevano gia raggiunto il Sant’Elia. È stato allora deciso di intervenire direttamente allo stadio. In Questura sono stati eseguiti atti di polizia giudiziaria per il riconoscimento degli aggressori, che sarebbero stati in tutto una quindicina.Dopo i controlli sono state arrestate sei-sette persone, che facevano parte della quindicina di aggressori, ma tutti i 38 tifosi fermati sono in stato di fermo per l’identificazione. (Il Messaggero).

Intanto gli studenti messinesi affermano “Noi tifiamo per il Messina” – “Non possono essere dei veri tifosi del Cagliari – si è lamentato in Questura uno degli studenti siciliani picchiati – avrebbero saputo che noi di Messina non tifiamo per il Catania. Invece appena hanno sentito il nostro accento, prima è arrivato uno che è sceso dal motorino e, senza dire niente, ha dato un pugno in faccia al professore. Poi sono arrivati gli altri che hanno cominciato a colpirci con pugni e calci, con le catene dei motorini, spranghe e cinghie piene di borchie metalliche. Il professore cercava di difenderci e i teppisti se la sono presa soprattutto con lui”. (notizie.tiscali.it)

In conclusione diamo un po’ di numeri. 15 aggressori, di cui  6 o 7 ( facciamo 6 e mezzo ??) riconosciuti e arrestati trai 38 portati in questura. In totale di questi 38, ben 27 sono stati denunciati per lesioni aggravate in concorso (Regione.Sardegna.it ).

15 aggressori=27 denunce+6,5 arresti !

Attendiamo la giusta e severa punizione per gli aggressori della scolaresca, responsabili di un atto vigliacco di mero teppismo. Al contempo, consapevoli che la responsabilità penale è strettamente personale, ci auguriamo che gli altri  Sconvolts, non paghino le colpe di chi aggredisce studenti e…assalta le carceri, per il solo fatto di appartenere al gruppo.

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L’ispettore Raciti ferito da una jeep. Il Tribunale: “Atto non ammesso” Non farà parte del processo per la morte dell’ispettore di polizia un’intercettazione ambientale nella quale si parla di un testimone che avrebbe visto un fuoristrada con lo sportello aperto fare manovra e colpire un poliziotto CATANIA – Non farà parte del processo per la morte dell’ispettore Filippo Raciti un’intercettazione ambientale nella quale si parla di un testimone che avrebbe visto una jeep con lo sportello aperto fare manovra e colpire un poliziotto la sera del 2 febbraio del 2007 durante il derby Catania-Palermo. Lo ha deciso il Tribunale per i minorenni etneo davanti al quale si celebra il processo a Antonino Speziale. La richiesta era stava avanzata dai legali dell’imputato e riguarda un colloquio avvenuto il 16 febbraio del 2002 nel carcere di piazza Lanza tra un giovane arrestato in seguito ai disordini scoppiati fuori dallo stadio Massimino e i suoi genitori. Stamane il padre del ragazzo è stato sentito dai giudici ma ha detto di avere riferito una notizia appresa de relato e per questo i giudici non hanno ammesso alcun atto. L’avvocato Giuseppe Lipera, parlando con i giornalisti, ha definito l’accaduto “inquietante”. “Ci sono delle persone – ha detto Lipera – che riferiscono determinate circostanze e risulta che nessuno è andato a chiedere contezza di queste conversazioni intercettate”. Il processo è stato aggiornato al prossimo 23 marzo.

lasiciliaweb.it

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tratto da “la voce della Nord” di Lazio-catania

“Certo che ancora vai appresso al pallone invece di pensare alle cose serie”.
Le cose serie? E quali sarebbero?
Il lavoro forse? Dove gente deforme e sostanzialmente analfabeta è spesso preposta a dirti quello che devi fare?
Oppure la politica? Dove chi decide le regole della tua vita è il più delle volte incapace di esprimere un concetto di senso compiuto e senza nemmeno i rudimenti di cultura generale?
La famiglia allora? Fatta di quella finta cordialità natalizia, di coppie che si separano dopo nemmeno un anno di matrimonio e di figli messi in mezzo per un assegno di mantenimento più cospicuo.
Oppure la religione? Che t’insegna a comportarti bene non perché sia giusto così ma per la ricompensa che ti aspetta dopo la morte o per quanto puoi ottenere egoisticamente con la preghiera.
E l’economia? Che a tutto dà un prezzo e a niente dà valore.
O le buone conoscenze? Quei sorrisi finti e quelle strette di mano false. Quelle facce di plastica pronte a prometterti tutto e sicure che non ti daranno mai nulla. Nemmeno un sorriso sincero. Sono queste le cose serie, allora? Quelle che trascuro per riconoscere il carisma di una persona dal suo esempio? Quelle che trascuro per piangere abbracciato al primo che capita dopo un gol in trasferta? Quelle che trascuro per emozionarmi per una partita di pallone più di quando trent’anni fa entrai per la prima volta in uno stadio? Mi piace leggere un buon libro e so riconoscere un’opera d’arte, così come tutto quello che la vita propone. Però vado ancora appresso al pallone. Si è così. La mia vita è fatta di emozioni così semplici ma che non sarei in grado di spiegare a te che invece stai attento alle cose serie. Passione. Altruismo. Lealtà. Coraggio. Con queste quattro parole in tasca giro il mondo appresso al pallone….appresso alla mia squadra del cuore. E non importa se mi capita di trascurare le cose serie. Ho le spalle larghe ormai e l’abbraccio di un amico di cui non conosco il nome basta a farmi stare tanto bene. Siamo strani noi tifosi…ma siamo gente su cui puoi contare.

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Come volevasi dimostrare Roma-Catania era la partita più a rischio dell’intera stagione, gli unici a non accorgersene quelli dell’Osservatorio che stranamente non ha posto nessun veto alla trasferta degli etnei. Alla luce dei tre accoltellati, però l’Osservatorio interviene tempestivamente vietando le trasferte ai romanisti ma soprattutto ai palermitani a Roma! Ovviamente sono sempre meno chiare le ragioni delle scelte del sopracitato organo! Non si capisce se le decisioni sono preventive o semplicemente punitive nei confronti delle tifoserie più scalmanate.

In serie C\1 è toccato restare a casa alle vespe della Juve Stabia ai quali è stato impedita la trasferta sul campo del Potenza.Anche qui clamorose incongruenze: la motivazione addotta sarebbe stata la presenza di un cantiere nel settore distinti dell’impianto potentino, non l’acerrima rivalità che c’è tra le due tifoserie. Peccato però che le autorità cittadine avessero inaugurato il nuovo settore distinti il sabato prima del match…A tal proposito, da segnalare l’azione notturna di ultras potentini che inaugurano il nuovo settore con una scritta sulle nuove gradinate : GIUSTIZIA PER GABRIELE !

Al mattino, la società rossoblu ha provveduto a cancellare la suddetta “invettiva giustizialista” non tanto per motivi estetici quanto piuttosto per la minaccia piovuta dalla questura , la quale metteva a rischio il regolare svolgimento dell’incontro !!!

Osservatorio miope e questure attente alle scritte sui muri , ma non ai comuni criminali travestiti da tifosi, come quel simpatico signore, appartenente ad un clan della malavita barese, che ha assalito dei semplici tifosi all’interno della sua stessa curva, la Nord di Bari, a causa della scarsa enfasi con la quale sostenevano i galletti biancorossi (vedi video). Succede anche questo: troppa enfasi no, perche ti sequestrano striscioni , bandiere e fumogeni , poca enfasi peggio perchè qualcuno ti picchia…e poi dicono la crisi di presenze negli stadi !

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