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Posts Tagged ‘bentegodi’

Era l’8 febbraio del 2008 quando postammo un articolo dal titolo eloquente:  H.Verona–Cavese : scontri e bugie.

A distanza di oltre un anno e mezzo, arriva l’assoluzione piena per gli 8 tifosi cavesi coinvolti.

da Ilportico.it :

Sono stati assolti dal Gup del Tribunale di Verona, “per non aver commesso il fatto”, gli 8 ultras aquilotti arrestati per gli scontri allo stadio “Bentegodi” in occasione della partita Verona-Cavese. Immagini e tabulati telefonici alla base dell’assoluzione. Ora i giovani chiederanno il risarcimento dei danni…

Sono stati assolti gli 8 ultras cavesi arrestati e rimessi in libertà dopo gli scontri del febbraio 2008 in occasione della partita allo stadio “Bentegodi” tra Verona e Cavese.

“Assolti per non aver commesso il fatto”: così recita la sentenza emessa dal Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Verona alla fine del rito abbreviato, condizionato all’acquisizione di prove.

Il Gup ha accolto le istanze dei difensori, l’avvocato cavese Mario Secondino, l’udinese Adami ed il veronese Tremelloni, rigettando la formulazione della pena avanzata nell’udienza precedente dal pm, che aveva richiesto 10 mesi di reclusione.

Andrea Alfieri (22 anni), Errico Coppola (20 anni), Antonio Ferrara (27 anni), Giovanni Ragosta (28 anni), Angelo Salsano (33 anni), Umberto Sorrentino (30 anni), Claudio Vernacchio (22 anni) e Luigi Vitale (36 anni): questi i nomi degli ultras assolti.

Le prove decisive per scagionare i giovani sarebbero state rappresentate da alcune immagini girate da loro compagni presenti allo stadio “Bentegodi”, che documenterebbero le lesioni procurate dai manganelli usati dagli agenti durante la rissa. Altre prove sarebbero i biglietti nominativi posseduti dagli ultras ed i tabulati telefonici, che dimostrano come alcuni ragazzi erano al telefono proprio nei minuti dell’accadimento.

Ricordiamo che i giovani in questione furono colpiti da Daspo, un provvedimento che ha vietato loro per un anno di recarsi in qualsiasi stadio o struttura sportiva. Ora gli 8 ultras sono intenzionati a richiedere il risarcimento dei danni, sia per l’arresto che per la diffida ingiustamente comminata.

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Durante Chievo-Lazio un episodio poco piacevole è avvenuto nel settore ospiti del Bentegodi. Le telecamere di Sky hanno inquadrato più volte il settore biancoceleste, lasciato vuoto dopo pochi minuti dai circa 600 presenti. I gruppi organizzati della Curva Nord laziale al seguito della squadra espongono da sempre i propri vessilli e i propri striscioni, ma manca uno, quello più significativo: quello recante la faccia di Gabriele Sandri. Le forze dell’ordine avrebbero impedito ai supporters biancocelesti di esporlo. I tifosi laziali quindi, una volta appresa la notizia di tale veto, pare abbiano deciso all’unisono di togliere ogni tipo di bandiera e stendardo e di abbandonare la curva a loro riservata.

Fonte: tuttomercatoweb

Ogni commento crediamo sia superfluo. Sempre più spesso ci si confronta con burocrati privi di buon senso e impauriti che applicano con rigore leggi ottuse! E crediamo questo perchè non vogliamo nemmeno pensare che si tratti di cattiva fede…

Finora la commemorazione delle persone scomparse non era stata mai negata a nessuno.

Il popolo dei tifosi è privato anche del diritto alla memoria!

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La denuncia di un sessantenne che cammina grazie all’uso del bastone. Gli steward non volevano farlo entrare al Bentegodi perché aveva il bastone In suo aiuto i carabinieri I tornelli regolamentano l’accesso allo Stadio. Non avere la certezza del poter fare affidamento sulle proprie gambe è già frustrante di suo. Se poi questo tuo handicap diventa umiliante perché c’è chi dovrebbe essere in grado di fare dei distinguo e non li fa, la situazione peggiora. Abbiamo raccolto lo sfogo di un invalido civile, il signor Piergiuseppe, sessantenne che da sette anni è costretto a utilizzare un bastone per tenersi in piedi. Domenica, Beppe, come lo chiamano gli amici, s’è recato allo stadio. E la giornata gli è stata rovinata da uno dei ragazzi che stanno di controllo ai tornelli. «Da sette anni sono costretto a utilizzare un bastone», dice l’anziano, «senza non mi sento tranquillo perché rischio di cadere a terra. Domenica allo stadio dopo il primo tornello un ragazzino mi ha detto che non potevo entrare con il bastone. Gli ho detto che non sono in grado di stare senza e che mi avrebbe dovuto accompagnare al mio posto se l’avessi lasciato lì. Lui ha insistito e alla fine io sono stato costretto a chiamare in mio aiuto un carabiniere che ha evidenziato al ragazzo che stava sbagliando. Ma l’umiliazione è stata tanta. Ma come», dice l’anziano, «mi presento allo stadio con un’ora di anticipo proprio perché ho paura di essere spintonato, che se cado non mi rialzo più. Si vede che ho la mia età e non sono un ultrà scatenato. Tra l’altro vado in poltronissima proprio per stare tranquillo e debbo essere umiliato così da un ragazzino che non conosce l’educazione? Che ci chiedano la tessera di invalidità se vogliono essere sicuri che non siamo teppisti travestiti da invalidi. Sarebbe un’umiliazione in più, ma sempre meno che dover questionare all’ingresso dello stadio per poter entrare con il bastone». Conclude Beppe: «I tempi sono davvero cambiati. Quando io ero ragazzo se non avessi ceduto il posto su un autobus a un anziano o a una donna, i miei mi avrebbero dato un ceffone che mi avrebbe fatto girare per 15 giorni. Oggi abbiamo questi ragazzi che non distinguono un invalido anziano da un ultrà e che lo umiliano davanti a decine di persone».

A.V. su L’Arena

Una macchina di tortura medievale? No, i tornelli per entrare negli stadi!

Avevamo già riportato la notizia di un episodio simile, avvenuto in questa stagione allo stadio di Arezzo, in occasione del derby con la Pistoiese a danno di un tifoso arancione portatore di handicap.  Durante la scorsa stagione un tifoso del Pisa fu diffidato per aver introdotto nello stadio le stampelle, in quanto infortunato…Potremmo ampliare l’elenco di episodi assurdi, causati solo da un’applicazione estremamente zelante delle norme anti tifo, in totale assenza di buon senso.  Riportiamo testualmente dal My Space di Cristiano Militello :

Segnalo la vicenda di una ragazza veneziana, alla quale viene fatta togliere una t-shirt con la scritta “Ultras unisce… razzismo divide” (sic!);
Sempre in laguna viene tolto un berretto con scritta a una donna di 50 anni e viene negato l’ingresso a uno striscione di carta incitante un ragazzo handicappato;
A Roma viene negato l’accesso a uno striscione con la scritta “Addio Vanessa”, la ragazza uccisa in metropolitana giorni prima;
A Rimini viene negato il permesso di commemorare con uno striscione un noto tifoso morto dieci anni fa;
Numerosi i casi di bandiere sequestrate a bambini in lacrime;
A Piacenza bandiera sequestrata a un 79enne;
A Torino un tifoso affetto da sclerosi multipla deve rinunciare a portare dentro l’impianto la sua quarantennale bandiera (all’uscita dello stadio non la troverà più);
A Pisa cinque ragazzi sono diffidati per lancio di carta igienica durante una coreografia (peraltro autorizzata) con la motivazione che recita: “è infiammabile”; Trenta tifosi del Monza diffidati per avere composto con delle magliette una scritta di dissenso verso le nuove norme.
A Roma negato l’accesso a numerosissimi stendardi: “Passione di cuoio” (perché , testuale, “il cuoio è un richiamo alle cinghie”), “Ovunque spavaldi” e addirittura “Amo Spalletti perché non ha neanche un capello”!
E chiudo momentaneamente con la grottesca storia di un tifoso cesenate al quale a Rimini è stato negato l’accesso per avere indosso la casacca – oltretutto autografata – di un ex calciatore bianconero la cui colpa è quella di chiamarsi Riccardo Bocchini.
E anche questa lista, purtroppo continua…

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