La denuncia di un sessantenne che cammina grazie all’uso del bastone. Gli steward non volevano farlo entrare al Bentegodi perché aveva il bastone In suo aiuto i carabinieri I tornelli regolamentano l’accesso allo Stadio. Non avere la certezza del poter fare affidamento sulle proprie gambe è già frustrante di suo. Se poi questo tuo handicap diventa umiliante perché c’è chi dovrebbe essere in grado di fare dei distinguo e non li fa, la situazione peggiora. Abbiamo raccolto lo sfogo di un invalido civile, il signor Piergiuseppe, sessantenne che da sette anni è costretto a utilizzare un bastone per tenersi in piedi. Domenica, Beppe, come lo chiamano gli amici, s’è recato allo stadio. E la giornata gli è stata rovinata da uno dei ragazzi che stanno di controllo ai tornelli. «Da sette anni sono costretto a utilizzare un bastone», dice l’anziano, «senza non mi sento tranquillo perché rischio di cadere a terra. Domenica allo stadio dopo il primo tornello un ragazzino mi ha detto che non potevo entrare con il bastone. Gli ho detto che non sono in grado di stare senza e che mi avrebbe dovuto accompagnare al mio posto se l’avessi lasciato lì. Lui ha insistito e alla fine io sono stato costretto a chiamare in mio aiuto un carabiniere che ha evidenziato al ragazzo che stava sbagliando. Ma l’umiliazione è stata tanta. Ma come», dice l’anziano, «mi presento allo stadio con un’ora di anticipo proprio perché ho paura di essere spintonato, che se cado non mi rialzo più. Si vede che ho la mia età e non sono un ultrà scatenato. Tra l’altro vado in poltronissima proprio per stare tranquillo e debbo essere umiliato così da un ragazzino che non conosce l’educazione? Che ci chiedano la tessera di invalidità se vogliono essere sicuri che non siamo teppisti travestiti da invalidi. Sarebbe un’umiliazione in più, ma sempre meno che dover questionare all’ingresso dello stadio per poter entrare con il bastone». Conclude Beppe: «I tempi sono davvero cambiati. Quando io ero ragazzo se non avessi ceduto il posto su un autobus a un anziano o a una donna, i miei mi avrebbero dato un ceffone che mi avrebbe fatto girare per 15 giorni. Oggi abbiamo questi ragazzi che non distinguono un invalido anziano da un ultrà e che lo umiliano davanti a decine di persone».
A.V. su L’Arena

Una macchina di tortura medievale? No, i tornelli per entrare negli stadi!
Avevamo già riportato la notizia di un episodio simile, avvenuto in questa stagione allo stadio di Arezzo, in occasione del derby con la Pistoiese a danno di un tifoso arancione portatore di handicap. Durante la scorsa stagione un tifoso del Pisa fu diffidato per aver introdotto nello stadio le stampelle, in quanto infortunato…Potremmo ampliare l’elenco di episodi assurdi, causati solo da un’applicazione estremamente zelante delle norme anti tifo, in totale assenza di buon senso. Riportiamo testualmente dal My Space di Cristiano Militello :
Segnalo la vicenda di una ragazza veneziana, alla quale viene fatta togliere una t-shirt con la scritta “Ultras unisce… razzismo divide” (sic!);
Sempre in laguna viene tolto un berretto con scritta a una donna di 50 anni e viene negato l’ingresso a uno striscione di carta incitante un ragazzo handicappato;
A Roma viene negato l’accesso a uno striscione con la scritta “Addio Vanessa”, la ragazza uccisa in metropolitana giorni prima;
A Rimini viene negato il permesso di commemorare con uno striscione un noto tifoso morto dieci anni fa;
Numerosi i casi di bandiere sequestrate a bambini in lacrime;
A Piacenza bandiera sequestrata a un 79enne;
A Torino un tifoso affetto da sclerosi multipla deve rinunciare a portare dentro l’impianto la sua quarantennale bandiera (all’uscita dello stadio non la troverà più);
A Pisa cinque ragazzi sono diffidati per lancio di carta igienica durante una coreografia (peraltro autorizzata) con la motivazione che recita: “è infiammabile”; Trenta tifosi del Monza diffidati per avere composto con delle magliette una scritta di dissenso verso le nuove norme.
A Roma negato l’accesso a numerosissimi stendardi: “Passione di cuoio” (perché , testuale, “il cuoio è un richiamo alle cinghie”), “Ovunque spavaldi” e addirittura “Amo Spalletti perché non ha neanche un capello”!
E chiudo momentaneamente con la grottesca storia di un tifoso cesenate al quale a Rimini è stato negato l’accesso per avere indosso la casacca – oltretutto autografata – di un ex calciatore bianconero la cui colpa è quella di chiamarsi Riccardo Bocchini.
E anche questa lista, purtroppo continua…



Dispiace che ci sia un copia e incolla degli articoli di giornale, articoli che vengono fatti solo con lo scopo di riempire le pagine dei giornali.
In ogni caso, quanto scritto nell’articolo non è vero; non è vero che gli fu impedito di entrare allo stadio perchè aveva il bastone (tant’è vero che pochi minuti prima entrò un altro spettatore con le stampelle) come non è vero che i Carabinieri intervennero in suo soccorso poiché quando si avvicinarono il signore entrò.
Valerio potresti spiegarci tu come sono andati i fatti. Eri presente? A che cosa era dovuta la tua presenza, sei un tifoso, uno steward o cosa? Ad ogni modo questo blog riporta e commenta notizie, se poi queste sono false, per una volta che la menzogna non colpisce i tifosi non si scandalizza nessuno…
Steward.
Mi sono dimenticato di aggiungere che al signore era stato solo chiesto di aspettare un momento che in 2 minuti sarebbe stato accompagnato, tutto qui. Il signore non sò il perchè (io ho solo assistito), forse perchè c’è stata un’ incomprensione, si è rifiutato e a cominciato a dire a tutti che era un invalido, che non potevamo non farlo entrare (specifico che nessuno voleva lasciarlo fuori). La cosa è successa nel prefiltraggio e poi si è spostata nella zona tornello. Il tutto sarà durato 5 minuti neanche. Poi è stato, appunto, accompagnato. Mi dispiace che possano succedere cose del genere, anche perchè diamo il massimo per venire incontro sia agli spettatori sia a certe procedure che siamo chiamati a fare. Si potrebbe obbiettare che nel fare il nostro servizio non sappiamo distinguere lo scalmanato dalla persona innocua, cosa nn vera. Certe volte, come in questo caso (per fare un esempio), accompagnamo lo spettatore o ne prendiamo il nominativo solo per essere a conoscenza che lì c’è una persona con il bastone o con la stampella e questo non perchè abbiamo paura che l’invalido possa diventare un teppista, ma perchè qualcun’altro potrebbe approppriarsi dell’oggetto e farne un utilizzo improprio. In caso di scontri dentro lo stadio, se si vede una persona sana brandire un bastone o altro, è perchè l’ha sicuramente sottratta al tale signore e non perchè l’ha introdotta di nascosto.
Proprio di recente durante Reggiana-Verona c’è stato un pestaggio sugli spalti (in cui siamo intervenuti), per dire quindi che non è del tutto assurdo ciò che facciamo.
Io sono convinto che questo episodio sia frutto di un’incomprensione. Per quanto mi riguarda continuerò ad operare sempre PER lo spettatore, insieme ai miei colleghi, anche se certe volte non è semplice.
Intanto, un saluto.
Grazie per il tuo intervento chiarificatore, hai ridimensionato un episodio spiacevole e siamo contenti che un anziano e invalido non sia stato umiliato ai tornelli…ci auspichiamo che in futuro negli stadi ci siano sempre più steward, come te, professionisti e pronti a lavorare a favore dei tifosi. Il sogno di tutti sarebbe avere solo gente del genere per il servizio d’ordine negli stadi…