Feeds:
Articoli
Commenti

Quando non è l’Osservatorio a dare indicazioni discutibili ci pensano i prefetti ad adottari provvedimenti quanto meno strani.

Parliamo di Fiorentina-Roma. Tra viola e capitolini più volte si sono registrati incidenti, proprio come durante l’ultimo incontro svoltosi al Franchi, nell’aprile 2009.

Sappiamo ormai come funziona: l’Osservatorio valuta i rischi legati alle manifestazioni sportive e dà indicazioni al Casms e alle autorità locali, che poi dovranno valutare le misure da adottare in virtù dei “suggerimenti” dell’Osservatorio.

Nonostante i precedenti e l’ulteriore criticità dovuta all’orario notturno di svolgimento della partita, l’Osservatorio dà il via libera ai tifosi romanisti pur ritenendo la gara a rischio. Leggiamo dalla determinazione dell’Osservatorio

Per l’incontro “Fiorentina – Roma” (serie A) considerato a rischio, il Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive (CASMS) è invitato a valutare l’opportunità di suggerire provvedimenti volti a farli disputare con la partecipazione di entrambe le tifoserie, ma con restrizioni nella vendita dei biglietti.
Inoltre, gli organismi sportivi interessati e le Autorità di P.S. di Firenze e Roma sono invitate ad adottare, ciascuno per la parte di propria competenza le seguenti misure:
1. il rafforzamento del servizio di stewarding nelle attività di filtraggio e di controllo sistematico del documento d’identità nei settori a specifico rischio;
2. la contestuale implementazione dell’impiego di operatori di Polizia in appoggio agli steward, per le esigenze di filtraggio e controllo documentale;
3. controllo sistematico degli acquirenti dei tagliandi residenti nel Lazio;
4. adeguata campagna di informazione;
5. lo stretto raccordo tra i responsabili degli organi della Giustizia sportiva e dei servizi di Ordine Pubblico per l’attuazione di una compiuta attività cognitiva, che consenta di registrare tanto gli accadimenti quanto le misure organizzative pianificate ed efficacemente attuate dalla Società, prevedendo anche l’incremento da parte dell’Ufficio Indagini della F.I.G.C. degli ispettori presenti allo stadio “Franchi” di Firenze.

In linea con quanto determinato dall’Osservatorio il prefetto di Firenze Andrea De Martino a adotta una serie di limitazioni:

“per il settore ospiti e’ stata disposta la vendita di un solo biglietto, esclusivamente ai residenti della regione Lazio, e l’incedibilita’ del titolo. I tagliandi per tutti gli altri settori, ugualmente incedibili ad esclusione degli abbonamenti, saranno venduti ai soli residenti nella provincia di Firenze fino alle 19 di sabato 6 febbraio. Questi biglietti  potranno essere comprati solamente presso le rivendite della provincia di Firenze individuate dalla Questura e dalla Fiorentina Calcio. Infine e’ stato disposto il divieto di vendita dei tagliandi attraverso i siti internet”

Quindi i violenti risiedono tutti al di fuori dei confini laziali e della provincia di Firenze. Non saranno mica i cinesi che vivono a Prato i tifosi viola più scalmanati? E che dire dei pericolosissimi Roma club dell’Umbria e della Toscana!  Saranno sicuramente stati loro a picchiarsi le altre volte! O forse si temono attacchi kamikaze da parte dei turisti giapponesi che tra una visita al Duomo ed una agli Uffizi vorrebbero entrare al Franchi imbottiti di tritolo? E come la mettiamo con i tifosi viola residenti nel Lazio ai quali sarà concesso solo l’acquisto di tagliandi del settore ospiti? Ma soprattutto…

QUESTI DOVE LI METTIAMO???

E’ costato caro il gesto di un tifoso del Bologna che, durante l’incontro con la Fiorentina allo stadio Franchi di Firenze, nel settore ospiti si è calato i pantaloni e ha mostrato il sedere.

Il supporter del Bologna, identificato tramite le immagini delle telecamere a circuito chiuso, è stato denunciato per atti osceni. Non solo: per lui è scattato il provvedimento di Daspo, e per due anni non potrà frequentare impianti sportivi.

Il provvedimento gli e’ stato notificato in questura, al termine della partita, assieme alla denuncia per atti osceni.

Gesto sicuramente di cattivo gusto quello compiuto dal supporters bolognese ma ben due anni di Daspo ci sembrano quantomeno eccessivi. Non essendo un comportamento violento non capiamo il rischio per l’ordine pubblico di un atto goliardico simile.

Qualche settimana, pubblicammo un post:  Buone notizie per i tifosi di tutta Italia: tornano striscioni e coreografie.

A quanto pare si tratta di una balla giornalistica clamorosa. Riportiamo quanto scritto sul sito dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive:

Chiarimento sugli striscioni

In relazione a difformi notizie apparse su alcuni organi di informazione locali si conferma la procedura di autorizzazione per gli striscioni ed il divieto di accesso per tutti i materiali già indicati precedentemente, in occasione delle gare dei campionati calcistici di serie A, B, lega pro (I e II Divisione), Tim Cup, Coppa Italia Lega Pro e delle competizioni internazionali, comprese le amichevoli, senza alcuna distinzione relativa alla capienza degli impianti, di cui alla determinazione nr. 14 del 8 marzo 2007

Anche l’Associazione Difesa Consumatori Sportivi ha precisato lo stato della trattativa con il Viminale.

“A seguito di una specifica richiesta avanzata dall’ Associazione Difesa Consumatori Sportivi nel corso di un incontro avvenuto nei giorni scorsi, il Dott. Ieva, Presidente dell’Osservatorio della Sicurezza Avvenimenti Sportivi del Ministero degli Interni ed il suo vice Dott. Masucci si sono dimostrati disponibili a ridiscutere la circolare che attualmente vieta ai tifosi l’introduzione di striscioni e tamburi all’interno degli stadi. L’incontro è stato considerato da tutte le parti soddisfacente per la disponibilità al confronto tra le diverse realtà – sia associative che istituzionali – rimarcando il ruolo strategico che può rivestire la stessa ADCS nel raccogliere le istanze del mondo del tifo.

A questo proposito la Presidente dell’Associazione Difesa Consumatori Sportivi Antonella Bellucci, ha inoltrato ieri, 25 novembre 2009, formale richiesta al Ministro Maroni e all’Osservatorio, affinchè gli intenti di dialogo e confronto tra le parti si traducano in una Circolare attuativa che recepisca le modifiche sopra indicate, in considerazione anche del responsabile comportamento tenuto dalle tifoserie giunte a Roma il 14 novembre scorso in occasione della Marcia di protesta nei confronti dell’introduzione della tessera del tifoso”


Un vecchio motto, caro al movimento Ultras, recitava “Oggi agli Ultrà, domani in tutta la città”.

Con questo slogan si denunciava il fatto che la repressione rivolta ai tifosi più turbolenti, potesse rappresentare un precedente pericoloso. Un modello che applicato in altri ambiti, come quello politico,  avrebbe minato seriamente la libertà di espressione.

A quanto pare, quel “domani” sta per arrivare.

Da Repubblica.it

Giovedì il Consiglio dei ministri esaminerà nuove, più rigide norme sulle manifestazioni e su internet. Lo ha annunciato il ministro degli Interni Roberto Maroni, parlando di “misure più adeguate e urgenti” per cui è ipotizzabile che il governo agisca per decreto. Il titolare del Viminale ha anche fatto sapere che l’esecutivo sta valutando la possibilità di estendere alle dimostrazioni pubbliche le norme contro la violenza negli stadi.

“Sono misure che stiamo valutando – ha detto Maroni in Transatlantico – per garantire ai cittadini e a chi ha compiti istituzionali di poter svolgere tranquillamente la propria azione”. Ma il ministro non è sceso nei particolari: “Ho detto che sono allo studio misure ma non ho intenzione di dire quali: lo dirò prima al Consiglio dei Ministri, essendo misure delicate, che riguardano terreni delicati come la libertà di espressione sul web e quella di manifestazione, ancorchè in luoghi aperti, pubblici”. Secondo Maroni è in ogni caso necessario “trovare un equilibrio tra la libertà di manifestazione del proprio pensiero in campagna elettorale e quella di manifestare la propria critica. Tutte queste sono norme che stiamo valutando, per vedere se servono e cosa serve alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni”.

In precedenza, in un intervento alla Camera, Maroni aveva fatto riferimento alla polemica nata per la rpesenza in rete di siti inneggiati all’aggressore di Berlusconi: “Valuteremo soluzioni idonee da presentare al prossimo consiglio dei ministri” per consentire “l’oscuramento dei siti che diffondono messaggi di vera e propria istigazione a delinquere”. E aveva aggiunto: “Nel rispetto di chi usa i social network con finalità pacifiche, il governo sta facendo approfondimenti tecnici per una legislazione per contrastare in modo più efficace episodi di violenza nelle manifestazioni pubbliche” nel rispetto delle norme vigenti e sulla “falsariga” di quelle adottate per prevenire la violenza negli stadi”. Maroni ha detto di “accogliere l’invito del presidente della repubblica, giorgio napolitano, perchè si fermi la pericolosa esasperazione della polemica politica e si torni a un civile confronto tra le parti”.

Ma Maroni, a quanto pare, non si è inventato nulla. Anche in questo campo aleggia il fantasma di un “modello inglese”. L’equivalente politico del Daspo (divieto di assistere a manifestazioni sportive) si chiama Asbo (Anti-Social Behaviour Orde).

Da oggi gli Ultras si sentiranno meno soli e incompresi.

Riportiamo una bella intervista ad Enrico Brizzi apparsa su 24oredisport.com :

Abbiamo intercettato in esclusiva per 24oredisport.com Enrico Brizzi, autore del libro cult “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” e di molti altri tra i quali il recente “La nostra guerra” (Baldini Castoldi Dalai editore), per parlare di calcio. Sì, perché Enrico, oltre a fare egregiamente il suo lavoro di scrittore, può vantare 15 anni di “militanza” nella curva del Bologna. In questa intervista abbiamo divagato non solo sul Bologna, ma anche sul calcio moderno, sulle curve, passando da Colomba (da figurina a mister) e da Sinisa (è rimasto forse troppo poco) per chiudere con Mourinho (che gli piace molto). Ci ha raccontato di trasferte interminabili, farcite da aneddoti incredibili e della sua partecipazione alla manifestazione contro i rapporti ambigui che la società Bologna palesava con colui che ha inquinato il calcio italiano, Luciano Moggi. “Bologna capitale del calcio pulito” recitava lo striscione che ha portato fino a Roma. E’ infatti da Calciopoli che Enrico in curva non ci va più… Come e quando è nata la tua malattia per il calcio, nello specifico per il Bologna? E’ nata in età tenera. Sono cresciuto, e i miei ci abitano ancora, nella prima fila di case dietro la tribuna del Dall’Ara. C’era la consapevolezza che di fianco a casa andasse in scena qualcosa di molto interessante, da cui soltanto questi muri di mattoni rossi a forma di catino ci tenevano lontani. Poi c’è stato il momento in cui per la prima volta sono entrato nello stadio e ho visto una partita. Era credo la finale di qualche torneo per amatori perché ricordo nettamente che in campo c’era mio zio Franco, che di lavoro fa il medico, e sicuramente non eravamo in serie A. Ebbi la consapevolezza che quel luogo poteva essere abitato e popolato anche non solo da campionissimi. Alcune partite erano contrassegnate da disordini, che non avevano nulla da invidiare a quello che si vedeva in tv ne i guerrieri della notte o film del genere. A volte ricordo me e mio fratello in attesa di andare al cinema una volta finita la partita e sfollato il settore ospiti guardavamo gli scontri come a teatro sul terrazzo con i gomiti appoggiati alla ringhiera. L’aspetto interessante a quell’età era che anche da adulti si sarebbe rimasti uguali, sostanzialmente con gli stessi identici impulsi che avevamo a scuola, di fare bande, andare d’accordo o litigare: l’idea che il gruppo avesse un suo valore oltre i dieci anni sembrava un bel futuro. Anche se certe cose erano un po’ spaventose. Se a scuola c’erano dei codici per cui non ci scappava il morto invece lì vedevi degli adulti che dicevano basta, basta e altri che non smettevano. Poi c’è stata un’età in cui non volevo sapere nulla di calcio perché all’improvviso ero diventato saggio. Mi sembrava che fosse tutto un teatro mosso da un business multimilionario, di industriali per i loro fini pubblicitari. Cosa che in realtà non ho mai smesso di pensare, ma nonostante questo… Ci sei ricaduto A un certo punto è diventato per me molto più importante il concetto di che cosa era la curva che non quello che era la Federcalcio. Un certo tipo di amicizia piuttosto del fatto che la mia squadra arrivasse quarta o retrocessa. C’era nell’ambiente del tifo di curva, non solo nella mia città, in atto qualcosa che veniva chiamato il movimento degli ultras, che avevano delle istanze comuni. Per esempio quella di non essere rappresentati sempre come delle teste di cazzo. Un po’ l’obiettivo di ogni lobby, cercare di non fare la parte dei delinquenti. Molto interessante era confrontare quello che accadeva la domenica e quello che leggevi il lunedì sui giornali. Parlo al passato perché è da due anni che, dopo 15 molto intensi, allo stadio non frequento più. Qual è stato il motivo scatenante? Calciopoli. E i tornelli. Pur non avendo mai fatto il provino per andare al Grande Fratello a un certo punto andare in curva è diventato qualcosa di simile. So di toccare la suscettibilità di qualche milione di persone e quindi bisogna essere misurati sull’argomento. Da un posto in cui mi sentivo libero di fare carnevale con i miei amici mi sono sentito perennemente sotto una telecamera, come se fossi tutto il tempo davanti alla vetrina di un gioielliere con un mattone in mano. Mentre in realtà di solito non era così. Il fatto è che tramite degli striscioni in curva si potevano dire delle cose, curva che era il luogo più potente dove potevano essere detonati dei messaggi, che a volte sono stati anche criminali, altre volte hanno avuto il merito di portare l’attenzione pubblica su dei temi o delle tragedie che altrimenti i giornali avrebbero cancellato. Quello spirito lo sentivo molto vicino. L’idea che uno mettendoci la faccia e il rischio di farlo trovi il coraggio di dire delle cose che altrimenti non hanno un’arena pubblica mi sembra un segno di civiltà e di libertà d’espressione. Mi sembra che questo lo abbiano capito anche coloro che sono preposti al controllo di questa libertà d’espressione non pagante. Anche se il tifoso che va in trasferta ha speso così tanto che dovrebbe essere giustificato ad esporre il cartello che preferisce…Il calcio resta il gioco più bello del mondo e gli stadi sono dei posti molto interessanti dal punto di vista di quello che ci succede dentro e delle storie che vi si raccontano. Le storie più interessanti le ho sicuramente sentite e raccontate durante delle trasferte molto lunghe. Per andare a vedere Reggina-Bologna sono 14 ore in treno, per andare a vedere Galatasaray a Istanbul è meglio se fai testamento prima di partire. Eravamo in dieci, abbiamo le foto nella piazza dove la settimana dopo hanno ucciso un tifoso dell’Arsenal. Era il periodo della tensione tra Italia e Turchia: Galatasaray-Bologna, vuoi non andare? Tempo di scendere uno di questi urla Abdullah Ocalan. Si gela tutto l’aeroporto arriva un marcantonio in borghese che ci dice se voi urlate queste cose vi ammazzano. Situazioni fuori dai confini. In Everton-Chelsea siamo stati quasi linciati in curva. Ci sono curve che non hanno piacere che ci vada gente da fuori. Ero con due miei amici a vedere la partita, quando Rooney giocava ancora nell’Everton. Un tizio ci ha indicato e ha iniziato a gridare: three fucking turist! Si alzano un po’ di persone e quindi ci inventiamo che siamo i cugini di Zola. Gli spiego tutto con calma. E’ stata una di quelle occasioni in cui torni a casa più alto o più basso di dieci centimetri. Comunque se non vado più allo stadio è anche perché ho tre figlie. Andavo sempre in curva, non mi piace vedere la partita da altri posti. Io odio quelli che vanno in giro con la sciarpa nelle città non della propria squadra. Sono dei messaggi che si percepiscono come provocazioni e credo tuttora che siano delle provocazioni. Di questi tempi farsi notare come tifoso non è particolarmente necessario. Tornando a Calciopoli… Ero quest’estate in piazza con un sacco di gente vecchia e nuova della curva del Bologna in una manifestazione contro la presenza di Moggi nella squadra che ha danneggiato più di tutte. I Menarini hanno sempre avuto una posizione molto ambigua con dichiarazioni per le quali Moggi non è il demonio, è una persona che sa di calcio e può aiutare. Mentre il vecchio presidente Gazzoni, che ci ha portato dei risultati che l’attuale presidenza non ha avuto ancora il piacere di dimostrare, si è trovato coinvolto in un processo e a pagare dei danni ingenti oltre a quelli sportivi che ha pagato tutta la città con una retrocessione quantomeno poco limpida. Sono stato fiero di andare a Roma con uno striscione “Bologna capitale del calcio pulito”. Mi interessa più questo della serie A o della serie B. Oggi in Italia ci sono tre squadre che possono vincere, le altre fanno la fila e se raggiungono la salvezza è già un bel risultato. Il business del calcio oggi è quello che vede le dirigenze di calcio, dai top club a quelli della promozione, interessate all’edilizia e alla costruzione di stadi. Secondo te Moggi sarà assolto in tribunale? Non parlo né degli arbitraggi né della magistratura. Sono loro che ci devono fare sapere qualcosa. Sul fatto che abbia inquinato moralmente una parte importante della storia del calcio italiano non ci sono dubbi. Il dubbio deve essere: era da solo, era in compagnia? Era il peggiore di tutti o il vice peggiore? Questo lo deve stabilire chi si è letto migliaia di pagine di atti. Sul fatto che non abbia fatto bene al calcio italiano credo di poterlo dire già da ora. Tra gli allenatori che si sono recentemente seduti sulla panchina del Bologna c’è qualcuno che ti è rimasto impresso o avresti tenuto per più tempo? Colomba ti piace? Ha portato la maglia della squadra, l’attaccavo come figurina sull’album Panini. In città è arrivato accompagnato da voci controverse, per la contrapposizione che c’è dentro la società. Devi rimettere insieme come un puzzle le sparate a mezzo stampa. Essenzialmente sta accadendo che la società non è nelle redini di una persona sola, ma di più gruppi di potere. Uno sente la stessa lealtà per la maglia quando vede passare Colomba da figurina a mister. Siamo in piena celebrazione del centenario. Settimana prossima ci sarà questa lettura di scrittori bolognesi dedicati al Bologna. A un certo punto c’è una fede che va oltre la presidenza. A me è piaciuto molto Sinisa perché è arrivato in un momento di confusione dentro lo spogliatoio con la credibilità del calciatore top, che gli altri rispettano e forse la sua avventura a Bologna è stata troppo breve rispetto ai meriti reali. Le stagioni in cui cambi tre allenatori ti possono andare bene se hai fortuna solo all’ultima giornata. In Italia si cambia troppo. Ammiriamo l’Arsenal e Wenger, ma uno deve essere lasciato in condizioni di lavorare e costruire una squadra in anni. Se basta il tiramento di culo dell’ultimo acquisto un gradino più prestigioso degli altri per fare il vuoto intorno al mister tanto vale che i giocatori si allenino da soli con un preparatore atletico. Mourinho ti piace? Sinceramente sì. Perché ci sono troppi allenatori che rispondono che loro non sono abituati a contestare l’arbitraggio, però oggi abbiamo subito forse un gol non giusto. E troppi giocatori che sono d’accordo con il mister che sperano di essere notati in azzurro e che sono disposti a giocare in qualsiasi ruolo, salvo poi fare due palle così ai giornalisti della propria città appena vengono usati dieci metri fuori dalla piastrella preferita. Penso che i procuratori parlino troppo con i giornalisti e viceversa. Non mi auguro per i calciatori tempi di schiavitù però così è troppo. Il calcio è un gioco che si gioca in undici, con titolari, panchinari e altri che arrivano dalla primavera. Se non è così non si riesce a creare un ciclo. A meno che una squadra non riesca ad avere un vantaggio economico per il quale può solo perdere lo scudetto e anno dopo anno dà la paga a tutte. Se parliamo della stessa squadra, vincere la Champions è un altro paio di maniche. Ci tengo a dirlo, ho la tessera dell’Inter club di Barzio (Valsassina), fatta a sei anni, quando ci andavo in vacanza. Avevo questa seconda vita lombarda in cui tifavo Inter e sulla mia tessera avevo la foto di Graziano Bini, mio idolo insieme a Beppe Bergomi., Ho sempre giocato in difesa, io. Ho ben presente l’Inter degli anni’80, a cui volevo molto bene rispetto a questa. Credo sia difficile comunque, se ti piace il calcio, non considerarla uno squadrone. Ci consigli un libro sul calcio? Te ne dico due. Sul calcio sono un appassionato di Soriano e lo cito perché Nick Hornby te l’avranno detto tutti. Mi piace l’idea di un calcio lontano, che si declina in Sudamerica, in lande lontane dall’urbanizzazione. E sul tifo un ottimo libro pubblicato da Baldini Castoldi Dalai che si chiama “Congratulazioni! Hai appena incontrato la I.C.F.” Perché il tifo ha una sua epica ed è come se ai tempi degli antichi greci avessi potuto sentire l’intervista Aiace o Ettore racconta, i miti che ti raccontano come è andata dal loro punto di vista.

Brescia. «Mi hanno rubato la vita e adesso voglio giustizia». Paolo Scaroni, 32enne di Castenedolo, rovinato nel fisico e nell’animo dal pestaggio subito il 24 settembre del 2005 alla stazione di Verona, durante una carica della polizia dopo la partita dei locali con gli azzurri del Brescia, non ci sta a farsi da parte. Non vuole mettersi in un angolo e piangersi addosso per quello che poteva essere e non è stato, non vuole rimuginare sulle occasioni che ha perduto, sul tempo, la vitalità, la gioia e l’allegria che gli sono state rubate dentro a quella maledetta stazione, e appena ha occasione fa sentire la sua voce. Non lo frena nemmeno l’ecolalia che lo perseguita da quando ha lasciato l’ospedale di Negrar nel Veronese, non gli impedisce di raccontare i suoi due mesi di buio totale e la lenta, difficile e dolorosa ripresa nemmeno l’afasia, che spesso gli impedisce di trovare le parole giuste. Non ha paura di nulla perchè sa che la sua sofferenza deve trovare giustizia, perchè ha pagato sulla sua pelle «il comportamento scorretto di chi non ha onorato la divisa che indossa». E ieri mattina, trascinando visibilmente la gamba destra e aggrappandosi con meticolosità allo scorrimano, ha salito lentamente le scale che portano in prefettura. In programma un incontro importante: Paolo Scaroni era atteso dal prefetto Narcisa Livia Brassesco Pace. Scaroni non era solo all’incontro. Con lui gli amici di tifoseria, i ragazzi della Curva Nord Brescia 1911. Gli ultras della Nord sono stati vicini a Paolo ogni istante. E gli sono vicini nella battaglia legale che finora non ha portato alcun risultato, ma solo tanta amarezza. «CI SONO LE PROVE che sono stato picchiato dalla polizia – spiega Paolo Scaroni -, da sette poliziotti che hanno fatto di tutto per uccidermi. Quando sono stato ricoverato a Verona non avevo nemmeno un livido sul corpo, ma mi hanno colpito solo alla testa. Volevano farmi male, ma io sono sopravvissuto». Paolo ringrazia ogni giorno per essere ancora vivo, ma la sua lucidità l’ha portato decine e decine di volte anche a sperare di morire. Il desiderio di farla finita si è insinuato spesso nella sua testa, massacrata in stazione, segnata da profonde cicatrici, rese invisibili dai capelli castano-rossiccio. Le cicatrici non si vedono più, ma per Paolo sono presenti in ogni istante, quando anche i movimenti più semplici diventano difficoltosi, quando il peso del forcone nella stalla gli impedisce di continuare il lavoro, quando la testa rimbomba a tal punto che anche seguire un film è un’impresa. Paolo Scaroni non è più quello di prima. Non può riavere la sua vita, deve fare i conti con quello che è diventato, ma qualcuno deve pagare per tutta la sua sofferenza. E i responsabili secondo Paolo Scaroni, il suo avvocato Sandro Mainardi e tutti gli amici della Curva Nord, hanno un volto, un nome e un cognome, sono sette poliziotti che dovrebbero finire davanti a un giudice. Ma la procura di Verona l’altro giorno, dopo l’iscrizione d’autorità dei sette nel registro degli indagati, ha nuovamente chiesto l’archiviazione. La prima richiesta di archiviazione è stata respinta, così come il ricorso in Cassazione. Questo ha raccontato ieri Paolo al prefetto di Brescia. Ha chiesto di aver giustizia perchè «prima ancora di essere un tifoso è un cittadino bresciano». Il prefetto ha promesso il suo interesse. È un primo passo per Paolo. Finora le sue richieste sono rimaste senza risposta: ha scritto al ministro Maroni, ha scritto al Papa. «Spero che qualcuno mi aiuti perchè mi è stata rubata la vita e nessuno ha ancora pagato».

Fonte: Bresciaoggi

CORAGGIO PAOLO!

SIAMO TUTTI CON TE!

La “tessera del tifoso” slitta a settembre. Torneranno, invece, negli stadi tamburi, striscioni e coreografie senza bisogno di fax preventivi: il materiale verrà controllato all’ingresso. La decisione è stata presa dall’Osservatorio dopo l’incontro con i vertici della Adcs (associazione difesa consumatori sportivi). Alla base del rinvio della discussa legge sull’ordine negli stadi varata dal governo ci sono alcune proposte di revisione relative al comma 9 che impone il divieto di sottoscrizione a chiunque sia stato sottoposto a Daspo o diffida, anche se ha già scontato la pena. Le novità sono state illustrate ieri nel Convegno per dibattere sull’introduzione della Tessera del Tifoso organizzato a Roma dall’Associazione Difesa Consumatori Sportivi.

Fonte: Leggo

Gli striscioni, i tamburi e le coreografie simbolo del modello italiano di tifo finalmente possono tornare all’interno degli stadi. Una splendida notizia per tutte le tifoserie d’Italia, segno che stiamo arrivando ad una normalizzazione.

Per quanto riguarda lo slittamento dell’introduzione della tessera del tifoso, è dovuto alla insostenibilità della richiesta del Ministro Maroni da parte delle società di calcio. La più che giusta revisione dell’art.9 ci fa invece sperare che l’Italia sia ancora un paese “normale”.

Sull’obbligatorietà della tessera vi rimandiamo ai  post che abbiamo già pubblicato in merito…ma ci sia concessa una battuta: se la tessera è, come dicono, strumento di fedelizzazione del tifoso (consumatore) che segua gli stessi criteri delle card dei distributori di benzina: se non ce l’hai il pieno te lo fanno lo stesso!

Sono passati vent’anni dalla morte di Donato Bergamini e ancora il mistero avvolge la vicenda. Il 18 novembre del 1989 il calciatore del Cosenza è stato trovato morto sulla statale 106 nei pressi di Roseto Capo Spulico. Frettolosamente, l’indagine sulla sua scomparsa è stata chiusa con la versione del suicidio, ma in molti, in primis la famiglia, non ci hanno mai creduto. In tanti si stanno battendo per la riapertura delle indagini dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che hanno dipinto un quadro fatto di brutte storie attorno al Cosenza Calcio: droga, scommesse e partite vendute. Nel 2001 Carlo Petrini ha dedicato un libro alla vicenda, ‘Il Calciatore suicidato’, adesso è nato anche un gruppo su Facebook che chiede la riapertura delle indagini. Vent’anni di dolore per chi ha amato Bergamini.

Fonte: Calciomercato.it

Segnaliamo anche la nascita di un sito dedicato a Bergamini www.denisbergamini.com

Per la verità non è mai troppo tardi!

11 novembre 2007  -  11 novembre 2009

 

Articoli precedenti »